Godzilla II: King of Monsters, il Re è tornato – Recensione

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Sulle note di Come with me si era consumato, qualche anno fa, un rito che avrebbe infestato per sempre gli appassionati dello spirito del re dei mostri: Godzilla visto dagli americani. Il lucertolone nipponico, simbolo di un’etica cinematografica che ha poco di affine al cinema spettacolare e caciarone made in Hollywood, aveva intrapreso una deriva che, fortunatamente, è stata fermata sul nascere. Eppure, in questi giorni è uscito nelle sale Godzilla II: King of Monsters, quindi che è successo in questi anni?

Godzilla II: King of Monsters mostra i Titani nella loro forma migliore, ma demolisce i miseri umani

Ne son successe parecchie di avventure per il kaiju per eccellenza. Tralasciando il suo discutibile passaggio come prodotto d’animazione su Netflix, la creatura mostruosa è diventata la co-star dell’Universo dei Mostri, un nuovo filone cinematografico che ha preso il via con Skull Island, passando per il Godzilla di Gareth Edwards e arrivando a questo capitolo che precede uno scontro che, almeno sulla carta, promette spettacolarità bestiale: Godzilla vs King Kong.

E la parola su cui tutti ruota è spettacolarità. Perché in America il nostro adorato lucertolone ha perso il suo spirito puro, la sua identità di critica all’era atomica e il suo cuore ecologista. Normale, dato che l’origine nipponica del personaggio nascondeva la visione del pericolo atomico vissuto da chi ne ha subito l’orrore sulla propria pelle, unita ad una diversa visione del mondo, più spirituale e meno materiale degli amici americani.

Godzilla II: King of Monsters, come il suo precedente capitolo, cerca di ritrovare una dimensione più epica e seria del personaggio, vuole sforzarsi di prendere seriamente in analisi le tematiche originarie del personaggio, ma non riesce a creare quella sinergia con lo spettatore che dia credibilità a questo messaggio. Che sia chiaro, non è che Godzilla debba diventare Greta Thurnberg, ma è ciò che lo circonda a dover amplificare questa sensazione.

E qui compare la vera nota dolente di Godzilla II: gli umani. La convivenza tra uomini e Titani si gioca su un rapporto di sfiducia di alcuni, paura di molti e volontà di alcuni scellerati di utilizzarli come catalizzatore della fine del mondo, intesa come estinzione della razza umana. Nulla di nuovo, insomma, ma declinato in una trama che si basa su stereotipi e dialoghi che tendono ad un’inutile voglia di ribadire l’ovvio.

Ci si prova a rendere il lato umano della pellicola avvincente, ma complice uno sforzo troppo marcato nel creare alleggerimenti comici (con il personaggio comico che risulta invece fastidioso) e nel voler imporre il messaggio ecologista permeato dalla visione a stelle e strisce, col risultato di allontanarsi pericolosamente dalla vera natura del messaggio dei Godzilla originali.

Gli attori cercando di fare la loro parte, interpretando personaggi feriti o profeti dei Titani. Ma mancano di carisma, anche Ken Watanabe finisce invischiato nello stereotipo del giapponese saggio e vicino allo spirito di venerazione del Kaiju che ci si aspetta, con una scelta finale prevedibile, blandamente emozionante.

Perché ammettiamolo, in Godzilla II: King of Monsters sono proprio gli umani ad esser fastidiosi, l’elemento che stona in quasi tutta le pellicola. Se pensiamo che il tema principale dovrebbe essere trovare un modo pacifico per far convivere Titani e uomini, il modo in cui gli uomini si comportano, la loro fastidiosa tendenza a dover per forza spiegare rende la loro presenza decisamente fastidiosa.

Specialmente nella prima parte del film, che dovrebbe mettere lo spettatore in condizione di comprendere la difficile gestione umana della presenza dei Titani, si rivela invece arrancante, priva di mordente, salvo quando assistiamo alle prime apparizioni dei Titani. Che non migliora certo con escamotage che coinvolgono misticismo e antiche religioni o provvidenziali origini aliene, con tanto di capatina in quella che, pur non venendo esplicitamente citata, sembra proprio essere una leggendaria città scomparsa.

Godzilla II: King of Monsters vorrebbe esser convincente, ma la sua trama non riesce a decollare, arranca cercando di trovare un senso alle vicissitudini umane da stereotipo che non emozionano, rimanendo sin troppo all’ombra delle colossali creature che calpestano una Terra devastata.

Che in fondo, verrebbe da dire, è un film di Godzilla, cosa ci dovrebbe aspettare?

Dipende da che Godzilla cerchiamo.

Se pensiamo alla tradizione del lucertolone, al suo equilibrio tra distruzione e alla sua figura quasi mitologica, qui siamo ben lontani dall’essere soddisfatti. E tutto sommato è anche prevedibile, la mentalità americana non può ricreare il fascino della creatura nata in un Giappone che si rialzava dal fallout radiativo.

 

Ma poi iniziano a comparire i Titani, e anche i vecchi appassionati del Re dei Kajiu si lasciano andare ad una certa ammirazione. Vedere in azione Mothra, Rodan e King Ghidorah è spettacolare, visivamente travolgente.

Ogni creatura viene associata ad una particolare colorazione, che ne mette in risalto le peculiarità e lo renda ben identificabile sulla scena. Lo ammetto, la nascita di Rodan e la parentesi americana sono il primo verso scossone emotivo del film, ben giocata sul contrasto cromatico e con uno scontro tra Titani e umani che mostra un minimo  di grinta, al netto di qualche scena che passa dal dinamico al ridicolo.

Ed è solo l’inizio, perché quando i Titani iniziano a fare ciò che la loro natura domanda loro, Godzilla II: King of Monsters diventa un film travolgente. Gli scontri tra le bestie sono ferali, pura forza che mette su schermo al potenza di queste creature. Una scelta che mostra un distacco rispetto alla precedente pellicola, dove i  Titani venivano centellinati, mentre Dougherty sa di non avere la classe di Edwards e preferisce puntare sulla vistosa muscolosità dei Titani, punta agli scontri per far si che l’adrenalina nasconda queste pecche.

Tra citazioni del mito di Godzilla, voglia di mostrare l’animo più feroce dei Titani, Godzilla II: King of Monsters cerca di dare allo spettatore una storia in cui l’elemento Kajiu sia preponderante, tentando disperatamente di fornire una trama di supporto credibile, ma che crolla sotto la banalità degli umani presenti. Fortuna vuole che le spalle dei Titani siano sufficiente forti di farsi carico dei difetti immensi di una pellicola in cui sono loro ad esser i veri protagonisti, creature capaci affascinare, lottare e mostrare molta più umanità in un amorevole sacrificio di quanto facciano i minuscoli umani sforzandosi inutilmente.

Godzilla II: King of Monsters mostra i Titani al loro meglio, ne vuole dare una visione ferale e preparatoria al futuro terzo capitolo di questa saga, che viene lanciato nei titoli di coda e vedrà il ritorno in scena di un titano parecchio citato in questo film, un certo primato di nostra conoscenza.

Lunga vita al Re

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