I Signori del Sangue: Dragonero incontra un vecchio nemico! – Recensione

i signori della notte cover

Sin dalla sua comparsa, Aura ha dimostrato di esser un personaggio essenziale per le nuove dinamiche del mondo di Dragonero.

Non è semplice inserire una figura simile all’interno di una dinamica rodata come quello dei protagonisti della saga fantasy di casa Bonelli, ma gli eventi seguiti alla Saga delle Regine Nere sono il punto ideale per spingere le avventure di Ian e soci verso nuove dimensioni.

In tal senso, la doppia avventura di cui I signori del sangue è il capitolo finale rappresenta l’esempio migliore per indicare come i toni spensierati dei primi tempi di Dragonero siano ormai un ricordo.

I signori del sangue è la conclusione della storia doppia iniziata in La terra della notte

All’interno di questa evoluzione dell’Erondar era inevitabile che anche Ian e compagni affrontassero un mutamento all’interno della loro famiglia. Termine non usato a caso, visto che Ian, Gmor e Sera sono una famiglia di emozione, anche se non di sangue.

Aura è un elemento che potrebbe destabilizzare le loro sicurezze, ma non ogni cambiamento è necessariamente negativo.

Enoch e Vietti hanno introdotto questa nuova figura giocando con intelligenza sul mistero che lega la giovane donna al nostro Ian. Nel precedente albo, La terra della notte, abbiamo nuovamente visto come Aura sia perfetta interprete dei mutamenti in corso in Dragonero.

Il suo peculiare rapporto con la magia, l’affinità con forze oscure sono elementi che hanno trasmesso un certo spirito del personaggio, ma con la missione al centro di questa storia doppia iniziano finalmente ad arrivare risposte a lungo attese.

Senza andare a toccare elementi particolarmente importanti della storia di Vietti, forse per la prima volta abbiamo modo di indagare al meglio sul ruolo di Aura. Il suo particolare utilizzo della magia, contrapposto alla tradizionale scuola dei Luresindi, si rivela essenziale in questo viaggio in una dimensione oscura.

I signori della notte ha un valore particolare, all’interno della saga di Dragonero. Ogni eroe ha una nemesi storica, un nemico che ne scrive le origini e torna periodicamente a farsi sentire con piani elaborati e che il protagonista deve sventare. Anche Ian ha conosciuto la sua genesi da eroe affrontando un avversario temibile, il Luresindo rinnegato Jeranas, ma questo personaggio sembrava esser sparito ai tempi della prima apparizione nel Romanzo a Fumetti di Dragonero.

Abbiamo in seguito visto come le conseguenze di quella prima storia si siano manifestate nuovamente nel corso della saga, ma la presenza di Jeranas non si era mai manifestata in modo così evidente come in I signori del male. Un simile ritorno aveva necessità di una storia intensa e in cui i nostri eroi mostrassero non solo la loro tenacia e il loro coraggio, ma in cui emergessero anche debolezza ed impotenza.

Riscrivere il mito di Dragonero dopo i cinque anni di storie non è semplice. Lo stravolgimento della guerra con le Regine Nere non poteva limitarsi ad un semplice assetto sociale mutevole, ma per avere sostanza doveva inevitabilmente portare ad una diversa concezione del tono narrativo. Ian, Gmor e Sera sono condannati ad esser i sopravvissuti di un mondo che, anche nella vittoria, è stato sconfitto, a cui sono state tolte le sicurezze millenarie, soppiantate dal lato peggiore dell’animo umano.

Come trasmettere in modo sottile ma evidente queste nuove sensazioni? Lasciandole emergere lentamente nelle storie, mostrandoci l’evoluzione interiore dei protagonisti, costretti a far fronte a questa nuovo Erondar, così lontano dal loro ricordo. Questo percorso di cambiamento aveva però necessità di un catalizzatore, un elemento di confronto che invece fosse già abituato ad una vita più oscura ed impietosa. Serviva Aura, insomma.

Non a caso, una volta giunti in questa dimensione oscura dell’Erondar,è proprio Aura a diventare la guida. Solitamente, se la magia è coinvolta tocca a Alben il ruolo dell’esperto, ma quando ci si addentra all’interno dei mondi magici meno noti, serve una competenza che il vecchio brontolone non possiede, ma che appartiene alla formazione della nuova arrivata.

Vietti riesce a creare una sinergia tra i personaggi di I signori del sangue che consente di valorizzare questa dinamica mutevole. Non solo Ian appare sempre più cupo e serio del passato, ma anche gli altri comprimari dello scout (Sera in primis) mostrano sempre di più di esser in una sorta di faticoso adattamento alla nuova dimensione delle loro vite.

Ad esser particolarmente interessante, è il modo in cui l’autore inizia a darci alcune risposte sugli interrogativi che ci hanno accompagnato negli ultimi numeri. Dire di più sarebbe un crimine, ma I signori del sangue nasconde al suo interno uno dei punti di svolta degli svolgimenti futuri per i nostri eroi.

La forza di questo albo, a mio avviso, non è tanto l’aver costruito un ritorno di Jeranas particolarmente intenso, quanto l’avere creato una crescente curiosità nel lettore in merito a come si stiano costruendo nuove relazioni interpersonali. Anche una volta ottenute le sospirate risposte, la mia reazione è stata quella di sentirsi ancora più incuriosito, visto che quel diavolo di Vietti ha ben pensato di usare questa importante rivelazione come punto di partenza per nuove spinte narrative.

Complici della buona riuscita di questo albo sono anche Fabrizio Galliccia e Fabio Babich, che hanno interpretato in modo ottimo la trama.

La resa grafica del mondo oscuro in cui si trovano i nostri eroi e la dinamicità con cui vengono ritratti gli scontri sono appassionanti. Ottima l’idea di creare una distinzione grafica nel momento più emozionante dell’albo, che richiami all’altra serie adulta di Dragonero, Senzanima. Questa diversa visione aiuta a costruire ulteriormente il contesto emotivo dalla trama dell’albo e getta le basi per lo sviluppo di un determinato rapporto tra certi protagonisti!

Ad impreziosire I signori del sangue è anche il racconto della storia breve che ci attende nella parte finale dell’albo, Il Racconto di Aura. Liberi finalmente di poterci svelare qualcosa di più del passato della giovane maga, Vietti inizia a far luce sul passato della donna, costruendo una storia che diventa una chiave di lettura per l’albo appena letto.

Se a questo si aggiungono i disegni di Alessandro Bignamini, ecco che questa storia breve diventa ancora più affascinante. In poche pagine, viene spiegato parte del tragico passato di Aura e della sua caparbietà nell’affrontare una vita dura, sino ad un incontro che sicuramente cambierà non solo la sua vita, ma anche quella dei nostri eroi, mostrando ancora una volta come Dragonero sia caratterizzato perfettamente secondo una coerenza narrativa che non lascia nulla al caso, ma in cui gli elementi della storia sono tutti collegati con precisione.

Bignamini interpreta magnificamente l’idea di Vietti, svolgendo il suo solito impeccabile lavoro di maniacale cura dei dettagli. Le tavole realizzate sono quasi una fotografia del mondo di Dragonero, in cui si muovono personaggi dalle perfette movenze. Non è quindi un caso che Bignamini, dopo averci deliziato con questa storia, ci saluti con un ritorno ad un momento già vissuto, riprendendolo in modo perfetto.

Tutta questa verve narrativa ci viene presentata dalla belle copertina di Giuseppe Matteoni, in cui Ian e le sue due compagne d’avventura sembrano in procinto di affrontare uno scontro alquanto inquietante. Peccato per l’assenza di Gmor, ma il fascino di questo lavoro di Matteoni è incredibile.

Arricchito come sempre dalle Cronache dell’Erondar di Luca Barbieri e dal lettering di Marina Sanfelice, I signori del sangue conclude dunque questa storia doppia. L’appuntamento in edicola con Dragonero è per il 9 maggio con Il pianto rosso.

Se invece siete in cerca di un modo per scoprire in maniera nuova ed appassionante il mondo di Dragonero, non dimenticatevi di L’universo di Dragonero, dal fumetto all’animazione, l’imperdibile mostra che sino al 15 maggio sarà visitabile a Torino.

E non dimenticate: Diverso è il passo, uguale è il cuore.

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