La terra della notte: la magia dell’Erondar verso nuovi orizzonti – Recensione

Il vento del cambiamento continua a soffiare sul mondo in rinascita di Dragonero. Gli elementi più iconici della serie sono stati stravolti dalla Saga delle Regine Nere, come stiamo scoprendo negli ultimi mesi. Si sono infranti sottili alleanze, i giochi di potere sono ora senza limiti e i nostri eroi devono affrontare nuove sfide. Su tutto, però, aleggia un cambiamento che, specialmente in La terra della notte, l’albo di questo mese, è centrale per le sorti l’Erondar: la magia.

La terra della notte, Dragonero ci porta in altre dimensioni magiche

Sin dalle prime storie, siamo stati abituati a vedere la magia come un elemento non solo mistico, ma anche schiavo di una mentalità, se vogliamo, arretrata. I Luresindi hanno esercitato il loro potere con autorità e seguendo rigidi dettami che hanno il sapore della misoginia, visto l’esclusione delle donne dalla magia. Le conseguenze della guerra, però, sono state impietose con i detentori della magia. Solo Alben è rimasto a rappresentare l’ordine, diventando simbolo vivente di una casta estinta.

E la comparsa di nuove magie, ritenute dimenticate o addirittura proibite, sono salite alla ribalta. Prendiamo Aura, la nuova compagna di avventure di Ian e compagni. La magia che lei pratica, se ripensiamo alle storie degli ultimi anni, è quasi un’eresia, eppure sembra esser particolarmente adatta al tenore del nuovo Erondar.

La giovane in La terra della notte diventa un punto di vista interessante tramite cui scoprire la nuova declinazione della magia in Dragonero. Alben, come vediamo questo mese, sembra esser interessato a lasciarsi tutto alle spalle, ormai distrutto nell’aver assistito alla fine del suo ordine. Ma siamo sicuri che i Luresindi siano definitivamente estinti?

Nella storia di Stefano Vietti, questo senso di ineluttabilità sembra non esser così sicuro. La magia potrebbe avere un’altra speranza, una nuova vita che deve però affrontare il nemico peggiore: il cambiamento. Alben, in un certo senso, rappresenta il vecchio ordine dei Luresindi, forte di una tradizione che è stata anche la condanna della stessa casta magica.

L’amarezza e lo sconforto di Alben, acuiti dal suo carattere già di per sé poco aperto, sono resi al meglio da Vietti. La bravura dell’autore consta nel sapere come mostrare la chiusura e la rassegnazione di un uomo ormai vecchio che vede il proprio mondo svanire, privato delle sue sicurezze e del ruolo di potere a cui era ormai abituato.

E soprattutto, dover accettare che le sue convinzioni siano ora messe in discussione da colei che potrebbe rappresentare l’ultima speranza del futuro del proprio ordine. Aura è il perfetto contrappunto per Alben, una donna in grado di utilizzare la magia, appellandosi anche a forze mistiche che i Luresindi non avrebbero mai accettato.

Vietti mette a confronto il passato ed il futuro della magia dell’Erondar, uno scontro anzitutto culturale, mentalità a confronto che devono trovare un equilibrio per assicurare il futuro della magia. Alben sembra irriducibile, inizialmente fermamente radicato alle sue convinzioni, che lo portano a diffidare della giovane. Aura, dal canto suo, è forte della sua sicurezza, ma riesce comunque a capire come sia necessario affidarsi ad un maestro come Alben per affinare le proprie arti.

La terra della notte è la prima vera occasione per i due di affrontare questo discorso, di mettersi l’uno innanzi all’altro ed esser brutalmente onesti l’uno con l’altro. Uno dei momenti più intensi dell’albo riguarda proprio lo scambio di vedute tra Alben e Aura, ognuno all’inizio sulle proprie posizioni, ma presto conscio che l’unione delle loro idee e dei loro spiriti possa rappresentare una nuova alba per la magia. Tutto sta a vedere quanto l’uno sia pronto a fidarsi dell’altra, andando oltre vecchi schemi di pensiero da un lato e accettando la guida severa dall’altro.

E il momento non potrebbe esser più adatto. Vecchie minacce stanno tornando dal passato per tormentare Ian e i suoi amici, costringendoli ad affrontare nuovi pericoli, in cerca di una soluzione che impedisca a questi avversari di aver la meglio sui nostri eroi.

In modo avvincente, Vietti ci guida a nuovi angoli del mondo magico di Dragonero, portandoci in una dimensione finora mai vista, ma che si sposa alla perfezione con il tono cupo che si accompagna ultimamente alle storie di Ian. Nel farlo, si rimane comunque legati alla continuity della serie, che viene rispettata e rilanciata nei dialoghi dei personaggi, in cui i richiami a storie precedentemente lette compongono i punti di partenza su cui viene costruito La terra della notte.

La storia ideata da Vietti viene disegnata da Fabrizio Galliccia. Il disegnatore è particolarmente bravo nella gestione del bianco e nero, donando ai diversi momenti della storia la giusta tensione. Nelle prime tavole la luminosità degli scorci si sposa al meglio con il tono gioviale e leggero, ideale per presentare il faro diroccato in cui ha trovato rifugio Aura. Proseguendo con gli eventi di La terra della notte, il nero inizia a farsi predominante, esaltando il pericolo e l’inquietudine della storia.

In entrambi i casi, Gallicia non si risparmia in dettagli e costruzione delle tavole, conferendo alla storia una buona visione, che attira il lettore e lo rapisce in questa narrazione cupa, tenendolo con il fiato sospeso per il mese che lo separa dalla seconda parte di La terra della notte.

Complice l’edizione 2019 di Cartoomics, La terra della notte si guadagna una seconda copertina variant, presentata in anteprima proprio alla kermesse milanese. Realizzata da Giancarlo Olivares e colorata da Paolo Francescutto, questa tavola è travolgente, forse slegata dalla trama dall’albo, ma sicuramente spettacolare.

Tocca a Giuseppe Matteoni realizzare la copertina regolare, compito che svolge con la sua solita, immancabile bravura. La sua tavola inquadra al meglio uno dei momenti più intensi dell’albo, interpretandolo in modo perfetto e suggestivo.

Completano il team artistico Luca Barbieri, con le sue imperdibili Cronache dell’Erondar, e Marina Sanfelice al lettering dell’albo.

Per la conclusione della storia dobbiamo pazientare sino al 9 aprile, con l’uscita de I signori del sangue.

E ricordate: diverso è il passo, uguale è il cuore

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