Royal City: Andrà tutto bene, la recensione del delicato finale della graphic novel di Jeff Lemire

Ogni bella storia giunge, prima o poi, alla sua fine. Questa è la volta di Royal City, fumetto intimo e delicato a firma di Jeff Lemire, che esce nelle librerie e fumetterie italiane col suo terzo ed ultimo volume dal titolo Andrá tutto bene distribuito sempre dalla Bao Publishing (se siete interessati qui la nostra recensione dei primi due volumi).

Arriva così la conclusione di uno dei lavori più interessanti e per certi versi unici di un autore che ci ha sempre abituati a delle storie belle che spesso ci hanno trasportato su mondi se non universi interi da scoprire attraverso epiche e mirabolanti avventure (Descender e Black Hammer giusto per citarne alcune di queste belle storie).

Con Royal City Lemire invece sembra volersi fermare per raccontarci la banalità  della vita in una piccola cittadina del New Jearsy, banalità che viene però subito impreziosita dalla profondità dei rapporti umani della famiglia intrappolata da un dilaniante segreto tra un grigio presente e i rimpianti del passato.

Il destino di una famiglia si disvela nella narrazione del suo passato. Come è morto Tommy? Perché si incolpano tutti di quanto gli è successo? Non bastano le parole per spiegare le emozioni, nemmeno se quelle parole sono state rubate molti anni fa e sono alla radice di una delle più grandi bugie sepolte insieme al corpo del ragazzo. 

Una storia ricca di emozioni eppure semplice nel suo svolgimento quella di Royal City che si conclude appunto in soli tre atti

Se tutto era iniziato con la malattia che aveva gettato l’anziano Pete Pike in coma e aveva costretto, a malincuore, i membri della sua famiglia ad affrontare i nodi che tenevano imprigionate le loro vite, sarà proprio la notizia del suo risveglio a dare il via, simbolicamente, alla conclusione di Royal City togliendo qualsiasi alibi, qualsiasi scusa ai nostri protagonisti. 

Questo terzo volume riesce infatti a fare una sintesi pressoché perfetta del viaggio emotivo e temporale nel quale Lemire accompagna il lettore nei primi due volumi incentrati rispettivamente sul presente e il passato della famiglia Pike, sui cui componenti grava come un macigno sull’anima il vuoto lasciato anni prima dalla morte del  giovane Tommy, il più piccolo e forse per questo il più fragile della famiglia.

Di quegli eventi ognuno porta un ricordo personale che lo ancora a doppio nodo a quel lontano passato lasciandolo sospeso in un limbo di rimorsi e di attesa per un perdono che ormai sanno di non potranno più ricevere.

A sciogliere questo legame col passato ci penserà però l’arrivo a Royal City della figlia di Tommy, concepita nel giorno della sua morte e di cui la famiglia Pike ignorava l’esistenza. La sua comparsa, che aveva chiuso il primo volume, conclude la lunga parentesi incentrata su Tommy del secondo volume, dando ai protagonisti un’ultima possibilità per chiudere i propri conti col passato e riprendersi il loro presente per fare quello che da troppo tempo ormai non hanno fatto: fare una scelta, per sbloccare finalmente le loro vite, per il bene o per il male. 

La signora Pike, che per sfuggire a tanto dolore si è rifugiata da una sua vecchia fiamma del liceo, Pat il primogenito e autore in crisi con un segreto sul suo talento, la figlia Tara in bilico tra carriera e famiglia e il ribelle Richie, perso tra debiti ed alcol, sapranno cogliere questa chance? 

Il finale di Royal City é solo l’ultima dolce pennellata di un progetto ambizioso e personale che Lemire ci ha voluto regalare

La dedizione che Lemire dedica a Royal City è assoluta, curandone sia la sceneggiatura che i disegni a testimonianza di un impegno e una passione personale in questo progetto che, come ci confessa lo stesso autore, è stata per lui una vera e propria sfida.

Sono molto fiero di Royal City. Sembrerà una storia semplice, ma è stato di gran lunga il progetto più difficile che abbia mai realizzato. Mi ha richiesto parecchio lavoro e ho cercato di comunicarlo sulla pagina

Jeff Lemire

Il risultato è una storia con una profondità emotiva sorprendente nella sua semplice drammaticità. Nonostante la relativa staticità della narrazione, Lemire riesce a dare pieno corpo ai personaggi e ai loro sentimenti tanto nei testi che nei disegni e i colori che finiscono così col riempire la scena.

L’epifania che l’arrivo della figlia di Tommy porta ad ognuno dei membri della famiglia Pike scioglie anche quella tensione emotiva che Lemire era riuscito a costruire nei due volumi precedenti. C’è da dire che in alcuni casi questa chiusura sembra giungere troppo rapidamente, interrompendo quasi il ritmo della storia per portarla alla sua conclusione. Questo però senza mai compromettere la generale qualità narrativa. 

Del resto lo stesso Lemire sembra volerci dire con Andrà tutto bene che ormai Royal City ci ha raccontato tutto quello che c’era da raccontare sui Pike e il loro passato o presente. A loro il compito ora di ripartire, riuscendo (o fallendo) a riprendersi la loro vita. 

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