Metro: Exodus, l’epilogo della saga di Artyom – Recensione

Dopo la trepidante attesa, finalmente sono riuscito a indossare nuovamente la mia tuta antiradiazioni e tornare nella Russia post apocalisse del Metroverso: è uscito Metro: Exodus. Ultimo capitolo della trilogia videoludica ispirata all’universo letterario creato da Dimitry Glukhovsy, il nuovo titolo di 4A Games si appresta a chiudere l’avventura di Artyom.

Metro: Exodus, l’atteso finale di una delle migliori saghe post-nucleari sui nostri monitor!

Per il cultori della saga letteraria, va detto che la libertà presa dall’originale cartaceo, come nel secondo capitolo, è piuttosto marcata. Se si cerca una similitudine con la durezza e l’amarezza della lettura dei Metro 2035, si rimarrà delusi. Nonostante un’impostazione non certo euforica, Metro: Exodus è meno cupo della sua controparte letteraria, cercando di condurre le vicende di Artyom in una direzione al contempo simile ma innovativa.

È un peccato? Assolutamente no. Certi passaggi della saga di Glukhovsky non renderebbero bene sul media videogioco, e questa libertà creativa (a cui ha partecipato anche lo stesso Glukhovsky) è un punto a favore di Metro: Exodus.

L’ambientazione claustrofobica della metro moscovita a cui eravamo tanto abituati, come avevamo già scoperto nella nostra anteprima dallo scorso Milan Games Week, lascia la scena agli spazi aperti. Artyom nelle prime fasi del gioco scopre un terribile segreto: il mondo fuori dalla metro è ancora vivo. La sua ostinata speranza di trovare altri sopravvissuti ha infine trovato sostanza, una rivelazione che viene subito macchiata dalla delusione: qualcuno sapeva. E quel qualcuno è Miller, il suo diretto superiore nonché padre di sua moglie.

Quando durante una missione Artyom ed Anna fanno esplodere una stazione di disturbo radio, costruita per isolare la metro dal mondo esterno, la verità emerge prepotente, e con essa la decisione di scoprire se davvero sia possibile la vita fuori dalla metro.

I presupposti di Metro: Exodus, dal punto di vista narrativo, sono avvincenti. Rimane quel senso di sfiducia nel prossimo, tipica delle ambientazioni post apocalittiche, che la trama del gioco ricostruisce in modo perfetto. Nonostante lo spettacolo visivo, di questo titolo ho apprezzato enormemente il creare una sorta di dualismo tra l’adamantina speranza di Artyom e un modo cupo e violento che cerca di soffocarlo con la sua bruttura. Abile la costruzione dell’animo dei personaggi, anche quelli più vicini al protagonista, che spesso lasciano emergere un istinto di sopravvivenza che tende a dare ancora più mordente alla storia.

Incontrare una civiltà rinata dalle ceneri atomiche non è una sfida da poco. Da culti che bandiscono ogni tecnologia perché considerata la causa della fine del mondo, sino a bestie feroci mutata dalle radiazioni, ogni nuovo incontro può rappresentare una svolta nella trama, in base a come reagiremo.

Ad esempio, in una delle prime missioni dovremo fuggire da un avamposto popolato da un feroce culto. La scelta che avremo sarà quella di farci largo con una pioggia di proiettili oppure seguire un approccio più silenzioso, preferendo tramortire od eliminare chi incontriamo sul nostro cammino. In un primo tentativo, mi sono lasciato guidare dalla belligeranza, eliminando tutti senza pietà, prendendomi un ironico rimprovero da Anna. Al secondo tentativo, ho preferito limitarmi a mettere fuori combattimento i militanti del culto, senza spargimento di sangue; Anna ha gradito il mio gesto e in un secondo momento, avendo nuovamente a che fare con questa comunità, le reazioni sono state più pacate.

Dopo aver apprezzato l’aspetto narrativo, non resta che entrare nel vivo di Metro: Exodus, affrontando la parte più tecnica. Lo dico subito, l’engine di 4A Games continua nella sua tradizione di ottimizzazione non eccelsa. Per quanto la grafica sia superlativa, non mancano momenti in cui si percepisca la fatica nel gestire un mondo particolarmente ricco di dettagli.

Se già con i precedenti capitoli si notavano alcuni rallentamenti nel contesto claustrofobico dei tunnel della metro, con gli spazi aperti in cui si muove ora il motore mostra ancora più spesso queste difficoltà. Nulla che infici l’esperienza di gioco, ovviamente, ma ogni tanto, specialmente in situazioni più frenetiche, capita di vedere il mondo sfuocarsi per qualche istante, prima che tutto torni alla sua regolare visione.

Ed è anche comprensibile, visto che il mondo di Metro: Exodus è davvero bene realizzato e particolarmente affascinante. L’ultima volta che mi sono goduto un panorama post-apocalittico del genere era ai tempi di S.T.A.L.K.E.R., altra chicca videoludica nucleare sovietica.

Il nostro viaggio a bordo dell’Aurora ci consentirà di godere di paesaggi unici, memoria della devastazione ma anche seme di speranza per la rinascita dell’umanità. La palette cromatica si adegua in modo perfetto ad una caratterizzazione dei modelli convincete, con sviluppi delle mappe che lasciano una buona libertà d’azione senza esser però dispersivi. Ammetto che passare dal buoi della metro moscovita agli scenari a campo aperto, sia nelle rovine urbane che in rigogliose distese, è stato un bel cambio nel vivere questa ambientazione; 4A Games ha fatto un ottimo lavoro, e la percezione del mondo di gioco ne ha giovato non poco, trasmettendo, complici alcuni cutscene decisamente ispirate, le potenzialità di questa nuova Russia.

La vera novità è però nella gestione dell’inventario. Se nei precedenti capitoli questo era poco più di un accenno (medikit e maschera antigas), Metro: Exodus introduce un’interessante possibilità, rappresentata dallo zaino da campo. Grazie a questo nuovo ingresso nel nostro armamentario, in qualunque momento potremo apportare modifiche alle nostre armi, creare nuovi medikit o filtri per la nostra maschera.

Per eseguire queste operazioni sarà sufficiente saccheggiare i nemici sconfitti, smontandone le armi (che spesso forniscono potenziamenti già pronti) e raccogliendo materiali nei nostri viaggi. Idea non da poco, che consente al nostro Artyom di rendere le proprie armi ed il proprio equipaggiamento sempre più letale.

La dinamica di base, ovviamente, rimane la stessa, con missioni che seguono una trama principale che lascia poca novità rispetto a quanto visto. Che è esattamente ciò che vuole un giocatore di Metro: Exodus, ossia conoscere il finale dell’epopea di Artyom, una voglia che questa produzione soddisfa in pieno.

78%

Metro: Exodus

L'atteso finale della saga post-nucleare di Artyom, con un capitolo conclusivo ricco di fascino e novità che rendono il Metroverso ancora più affascinante

  • Storia avvincente
  • Vivisamente suggestivo
  • Engine pesantuccio e non perfettamente ottimizzato
  • Alcune novità particolarmente interessanti
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