Animosity Vol. 3 – Lo sciame: recensione

L’arazzo animalista post-apocalittico intessuto da Marguerite Bennett raggiunge il terzo capitolo, con la piccola Jesse e il suo Sandor ancora impegnati nella lotta per la sopravvivenza.

Scopriamo cosa succede (e come) nel viaggio allucinante dei due inseparabili amici.

La recensione di Animosity Vol. 3, l’ultima raccolta edita da SaldaPress delle avventure di Jesse e del mastino Sandor

Avevamo lasciato i due eroi, dopo essere fuggiti dal campo degli Animilitari, alle prese con una setta dedita al cannibalismo umano-animale capitanata da un avvoltoio gipeto.

Dopo la sanguinosa risoluzione del conflitto generatosi e dopo aver passato del tempo in un luogo semi-idilliaco a riflettere sulla Vita, la Morte e l’esistenza o meno di Dio, i nostri due (assieme all’umano Kyle, la capra punk Zarzamora e altri animali) sono ripartiti alla volta della California, in questo infinito viaggio alla ricerca del fratellastro di Jesse, di cui abbiamo letto le gesta nello spin-off “Evolution”.

Sulla loro strada, però, i nostri incontrano ovviamente un altro mare di guai, questa volta sotto forma di uno sciame di api desiderose di riavere la loro regina e una sorta di comune gestita in equità da umani e animali che “rapisce” e “schiavizza” i suddetti Apidae per l’impollinazione e la coltura di un immenso frutteto.

Le api, organizzate in un vero e proprio microverso fatto di decine di miliardi di esemplari racchiusi in un alveare grande quanto una diga, sono violente e minacciose tanto quanto gli uomini che le sfruttano e, addirittura, arrivano a rapire alcuni dei compagni animali di Jesse e Sandor per costringere i protagonisti a recuperare la regina e liberare le altre loro compagne di vita dalla prigionia umana.

In Animosity Volume 3 assistiamo ad un piccolo deragliamento paternalistico della Bennett

Se paragonato alla intensa e stimolante riflessione fatta dallo spin-off sul potere e su ciò che esso deve fare per automantenersi, con tutto ciò che ne consegue a livello etico e pratico, questo capitolo delle avventure di Jesse e Sandor perde un po’ di mordente, andando in alcuni lunghi tratti a deragliare nella ramanzina da attivista-vegano-animalista che, ma questa è solo un’opinione personale, ho trovato un po’ pretenziosa ed eccessiva.

I cosiddetti “cattivi” altro non sono se non una società che ha ricostruito sé stessa col minore spargimento di sangue possibile, nel delicato e sbilenco equilibrio fra sfruttare e cooperare, un equilibrio che nella sua forma più idealizzata e perfetta non è realisticamente ottenibile in alcun modo, come sottolineato da uno dei personaggi incontrati da Jesse nella frase: “qualcuno deve soffrire, è così che è stato concepito il mondo, piccola“.

Non sarò certo io a dirvi che il gatto che pronuncia questa frase ha ragione, nemmeno un pragmatico come me è immune al desiderio umanissimo che nessuno (davvero, NESSUNO) debba mai soffrire.

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Quello che vorrei, da un fumetto che si pone nella maniera in cui si pone Animosity, è un abbozzo di soluzione alternativa alla…soluzione alternativa.

La Natura, Risveglio o meno, funziona sempre nello stesso modo (al di là della scelleratezza dell’Uomo)e, se per avere un frutteto è necessario l’operato delle api e queste si rifiutano di collaborare, se diamo per scontato che “rapirle” e costringerle a lavorare sia sbagliato…quale potrebbe essere la soluzione?

Jesse, che nel corso delle 120 pagine di storia passa dall’essere un vero e proprio genio deduttivo che Batman lévati, al non essere in grado di dire la parola “schiavizzate” (perché?) non ha un piano, se non quello che le api le impongono con modi e termini non meno spaventosi e minacciosi di quelli degli umani.

È tutto un fuggi-fuggi, senza guardare in faccia nessuno, prendendo ostaggi e distruggendo ciò che altri avevano ricostruito e che avrebbe dovuto sostenerli per decenni.

 

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Jesse e i suoi rapiscono, distruggono, minacciano, rubano non meno degli altri

Addirittura la ragazzina, in uno dei climax, pronuncia la seguente frase alla creatura che ha appena rapito e che tiene stretta nelle braccia: “Tranquillo Mittens, noi trattiamo i nostri ostaggi meglio di voi“.

Ora, quanto può essere ipocrita da uno a dieci un discorso del genere?
Non ti preoccupare, sei comunque condannato a morte, ma l’iniezione letale te la faranno Carmella Bing e Gianna Michaels tenendo la siringa fra le tette“.

Chiaramente questo capitolo è solo un passaggio in un disegno più ampio e dal respiro sicuramente più maturo sul fronte delle riflessioni, come dimostrato dall’inizio della storia e dal suo interessantissimo spin-off (sempre edito da SaldaPress, che si dimostra sempre più attenta al mercato USA dei Comics che esistono al di fuori delle Big Two) ma cionondimeno mi ha innervosito la mancanza di una vera alternativa a ciò che nella comune umano-animale stavano costruendo.

Anzi, alla fin fine viene quasi da fare il tifo per Mittens e soci, nel vedere le loro facce disperate di fronte alla distruzione di quello che avevano faticosamente conquistato.

Non c’è, nel fumetto, una vera e propria soluzione alternativa

Ad un certo punto della narrazione, uno degli “antagonisti” chiede alla ragazzina se ritiene che dovrebbero smettere anche di uccidere i germi, domanda alla quale Jesse risponde: “ma noi non sappiamo nulla dei germi“.

I germi potrebbero, dopo il Risveglio, essere diventati una comunità di straordinari poeti ed artisti ma, poiché la loro voce è ancora più flebile di quella delle api, la protagonista si trincera dietro una sterile dichiarazione d’ignoranza per giustificare il fatto che, se smettessero di uccidere anche i germi, nel giro di poco tempo il setting post-apocalittico diventerebbe semplicemente… apocalittico.

Ciò che mi ha colpito positivamente, invece, al di là del comparto artistico di ottimo livello, è la spietata rappresentazione della ferocia insita nella scintilla stessa della coscienza, ben rappresentata dall’escalation finale.

Quasi come se l’avere una coscienza sia prodromo granitico di un inevitabile conflitto portato avanti nei confronti di altre coscienze diverse dalla propria.

Ed è proprio questo il punto sul quale vorrei che la Bennett si concentrasse maggiormente, poiché il più potenzialmente foriero di riflessioni profonde, ancorché amare.

Sono e rimango grandemente curioso di leggere come la storia proseguirà, tanto più che, nell’edizione di SaldaPress, i volumi sono impreziositi da contenuti speciali, copertine alternative, intere pagine di sceneggiatura originale; una vera gioia per gli occhi di un appassionato collezionista.

Non lasciate che un piccolo passo falso vi fermi nel vostro accompagnare Jesse e Sandor nel loro viaggio da incubo, sono sicuro che il meglio debba ancora venire.

Animosity Vol. 3 – Lo sciame sarà presto disponibile sullo shop online di salda Press.

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