Vento di morte: l’ultima cavalcata di Deadwood Dick – Recensione

vento di morte cover

Ed è con Vento di morte che si conclude la miniserie Deadwood Dick edita dalla Sergio Bonelli Editore sotto l’egida della nuova etichetta Audace.

Il soggetto, come per tutti i sei albi precedenti, è dello scrittore americano Joe R. Lansdale, mentre la sceneggiatura è di Mauro Boselli, curatore di Tex e Dampyr (del quale è co-creatore assieme a Maurizio Colombo), affiancato ai disegni da Stefano Andreucci.

Vento di morte è l’ultimo capitolo della serie Audace dedicata al mito di Deadwood Dick

Deadwood Dick era stata annunciata in pompa magna già alla fine del 2017, ma è stato solo nell’estate del 2018 che essa è arrivata finalmente nelle edicole (e nelle librerie) di tutta Italia. Il progetto comprendeva la realizzazione in fumetto di tre racconti di Joe Lansdale con protagonista Nat Love, cowboy di colore realmente esistito negli USA di fine ‘800, realizzati da alcuni dei più noti autori Bonelli.

Il primo racconto, contenuto negli albi Nero come la notte e Rosso come il sangue, sono stati scritti da Michele Masiero per i disegni di Corrado Mastantuono; il secondo racconto, contenuto negli albi Tra il Texas e l’Inferno e Il piombo e la carne, sono opera di Maurizio Colombo e Pasquale Frisenda; il terzo e ultimo racconto, contenuto nei tre albi Black Hat Jack, L’assedio di Adobe Walls e in questo Vento di morte, sono opera, come detto, di Mauro Boselli e Stefano Andreucci.

vento di morte copertina

Riassunto delle puntate precedenti: Deadwood Dick e Black Hat Jack raggiungono il trading post di Adobe Walls dove, assieme al gruppo di cacciatori di bisonti, vengono assediati da un’orda di indiani delle praterie. A loro si unisce la bella Millie, fortunatamente scampata alla furia delle forze congiunte di Comanche e Kiowa. Grazie ad un proiettile fortunato, l’assedio finisce, ma gli indiani sono ancora in giro.

In Vento di morte, terminato l’assedio, il terzetto composto da Dick, Jack e Millie riparte verso nuove avventure, ma improvvisamente gli indiani piombano su di loro. Rimasti appiedati, al gruppo di amici non rimane che ripararsi dietro la carcassa di un cavallo per resistere all’assalto degli avversari.

Chi ha seguito le recensioni precedenti sa benissimo che io ho avuto sin da subito un amore implacabile per Deadwood Dick. Non tanto per le parolacce, per la violenza o per lo stile narrativo e grafico diverso rispetto al Bonelli tradizionale e che caratterizza l’etichetta Audace (certo anche per questo, non faccio il santarellino), ma soprattutto per l’impressionante qualità narrativa e visiva che questi albi trasudano ad ogni pagina. Certo, c’è stato il non indifferente problema di una qualità di stampa tutt’altro che ottimale, soprattutto sull’albo Tra il Texas e l’Inferno che ha compromesso non poco il lavoro di Pasquale Frisenda, ma questo non può e non deve nascondere l’immenso valore di questa miniserie.

vento di morte 1

Alcuni fra i migliori autori italiani e, oso, del mondo, vi si sono radunati.

E che Mauro Boselli sia il mio sceneggiatore preferito e che abbia una venerazione per Stefano Andreucci sin da bambino è cosa abbastanza nota, quindi è ovvio che io abbia adorato ogni singola pagina di questa storia tripla.

Il lavoro svolto da Boselli è sublime: nata come una normale storia western a base di cowboy e indiani, questa vicenda si è sviluppata in una lode all’amore e all’amicizia, due sentimenti purtroppo sporcati dal mondo esterno che, con le proprie barriere e i propri pregiudizi, impedisce loro di poter essere vissuti davvero. Non è un caso che alcune delle scene più poetiche dell’ultimo albo vedano protagonisti sono Dick e Millie, completamente isolati dal resto del mondo, oppure Dick e Jack, due pard uniti da un forte sentimento di amicizia e rispetto reciproco.

Boselli, pur lavorando nel solco dei paletti tracciati da Lansdale, riesce ad imprimere al racconto uno stile personale con lo sviluppo e la crescita dei personaggi nel corso delle pagine e con la consueta cura nella gestione del ritmo.

E il buon Mauro, a sessantacinque anni suonati, si concede pure una (bellissima) scena di sesso.

Scena di sesso che non sarebbe potuto venire allo stesso modo se alle matite e alle chine non ci fosse stato quel genio di Stefano Andreucci. Sì, dico genio perché per me parliamo di uno dei migliori disegnatori viventi, uno che si è imposto sulla scena sin dai primissimi anni ’90 prima con lavori autoprodotti e poi su collane importanti come Zagor e Dampyr fino all’approdo a Tex alcuni anni fa.

Da buon fuoriclasse quale è, Andreucci non è uno cui piace stare fermo troppo a lungo sulle stesse cose e, pur essendo impegnato con una lunga storia di Tex, ha trovato il tempo di dedicarsi a Deadwood Dick e di questo lo ringrazio.

vento di morte 2

Il suo lavoro sul bianco e nero e sull’empatia generatasi fra i protagonisti di questa drammatica vicenda è da antologia del fumetto. Mutuata in pieno la lezione di Joe Kubert e di un altro genio del fumetto mondiale come Frank Frazetta, Andreucci ha realizzato un piccolo capolavoro da lasciare senza fiato, una di quelle cose che ci fanno amare il fumetto.

E così finisce, con Vento di morte. Il numero finale della trilogia. Il numero finale della miniserie.

Una miniserie che, ora mi sento di dirlo, è un capolavoro che non solo custodirò gelosamente, ma farò in modo di recuperare anche nella versione da libreria (io che in genere non amo i doppioni) solo per poter godere delle tavole in formato più grande e per il piacere delle storie complete. Sicuramente quest’ultima storia, forse la migliore delle tre, farà ben presto capolino nella mia libreria, il degno modo di celebrare questa miniserie che ha rappresentato, a mio avviso, una buona boccata d’ossigeno per la scena del fumetto italiano.

E ora sotto con gli adattamenti di Paradise Sky e della serie di Hap & Leonard!

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