Ralph Spacca Internet – Recensione

Ralph Spacca internet

C’era una volta Ralf Spaccatutto un film d’animazione Disney del 2012, molto bello, ma meno bello di quelli fatti da…“l’altra casa di produzione”.

C’era una volta un film che venne sonoramente battuto agli Oscar proprio da uno dei film meno “straordinari” degli “altri”.

La recensione di Ralph Spacca Internet, sequel del successo del 2012 ad opera di Rich Moore e Phil Johnston

Uscito nelle sale cinematografiche di tutto lo Stivale il giorno di Capodanno, con circa due mesi di ritardo rispetto agli Stati Uniti, il sequel di Ralph Spaccatutto, pellicola quasi omonima del 2012, si pone come un netto miglioramento rispetto al già più che godibile primo capitolo.

Dall’amarcord legato al mondo delle sale giochi anni ’80, si passa ad una brillante e divertente analisi e satira dei meccanismi che regolano le nostre interazioni sociali nell’era di Internet, accompagnandola ad una storia molto interessante di crescita personale e scoperta della propria femminilità, da parte della piccola ed adorabile Vanellope.

Il tutto con, sullo sfondo, l’onnipotenza Disney.

Dopo 6 anni dal finale del primo capitolo, la sala giochi di Ralph e Vanellope viene collegata ad internet.

I due, in cerca di un pezzo di ricambio per salvare il cabinato della piccola pilota, si avventureranno nell’assurdo mondo del world wide web e ne usciranno completamente cambiati

La prima cosa che colpisce di Ralph Spacca Internet è la frizzante ed intelligente rappresentazione visiva dei meccanismi che regolano (o regolerebbero in maniera metaforica), la nostra vita all’interno della Rete.

Dalla connessione vera e propria alla “fisicità” che viene ideata per luoghi che esistono solo nel virtuale, tutto il www viene reinterpretato, lasciando via libera alla fantasia degli sceneggiatori e dell’eccezionale comparto artistico.

Eccoci quindi, all’inizio del film, a fare a gara coi nostri compagni di visione a riconoscere questo o quel riferimento: dall’infinito grattacielo del “signor Google” al palazzo fatto di scatole di Amazon, fino ad arrivare ai fastidiosissimi pop-up che compaiono continuamente in carne ed ossa (o meglio, in 1 e 0) davanti ai nostri protagonisti, con tanto di cartelli recanti pubblicità più o meno adatte all’ipotetico pubblico di un film del genere (uno di questi pop-up chiede a Ralph se ha voglia di incontrarsi con una casalinga impertinente…).

Ralph Spacca Internet, come vedremo, celebra il “capitalismo” in tutte le sue forme più recenti e meno “spaventose”, ma allo stesso tempo osserva in modo stranamente cinico e disilluso, per un cartone animato (ma d’altronde… c’è ancora qualcuno che opera questa distinzione?), alcune dinamiche comportamentali di noi esseri umani quando siamo protetti da uno schermo ed interpretiamo un inespressivo avatar.

Ralph, nella sua ingenua innocenza, farà la conoscenza di un mostro che tutti noi invece conosciamo benissimo: il mostro in cui quasi ognuno di noi si trasforma quando si lascia libero sfogo alle proprie peggiori pulsioni e si commenta crudelmente qualsiasi cosa non ci vada a genio su Internet.

La scena si risolve abbastanza velocemente, ma nondimeno rimane impressa nella mente di chi guarda, reo con certezza statistica di almeno uno di quei pensieri maligni che Ralph osserva tristemente.

ralph spacca internet

La vera essenza di Ralph Spacca Internet prende due strade ben distinte: la femminilità (o “principessità”?) di Vanellope e l’autocelebrazione Disney

La piccola protagonista (ancora una volta doppiata, in lingua originale, da Sarah Silverman) sembra perdersi all’inizio del film, non più convinta che quella che è stata fino a quel momento la sua vita sia ciò che lei veramente desidera.

Non a caso alla fine del primo film Vanellope, seppur vestita da principessa, si preoccupa immediatamente di rassicurare Ralph dicendogli che, quello, è solo un vestito e che lei è la solita Vanellope di sempre.

E allora cosa succede quando una principessa che non vuole esserlo, incontra sia delle principesse che sembrano non sapere di poter essere qualcos’altro, sia una street racer super sexy e badass a capo di una gang?

Succede che gli equilibri relazionali del film si spezzano, si ribaltano, portando alla luce i limiti del protagonista rendendolo ancora una volta il “villain” della faccenda.

Perché questo film, così come il suo predecessore, cerca di insegnarci che dobbiamo accettare ciò che siamo e a farne il miglior uso possibile.

Nel caso di Vanellope, inoltre, il fulcro della questione è quello, prima ancora di accettarci, di scoprire letteralmente che tipo di “principessa” si è e, forse, soprattutto che tipo di donna.

E sono proprio le donne il cuore di questo film, lasciando agli uomini un ruolo di supporto, anche se nel titolo c’è un nome maschile.

Inoltre quasi tutti i maschi della pellicola sono caratterizzati negativamente, o, più in generale, combinano guai che mettono a rischio tutti.

Il “girl power” che diventa satira di sé stesso, pur apparendo più intelligente che in altre sue iterazioni

Quando Vanellope viene spedita nel mondo di “Oh My Disney” assistiamo al dipanarsi sullo schermo, per la prima volta, dell’intero arsenale Disney nel mondo della cultura pop.

Con alle spalle il castello di Neuschwanstein scapperemo da due Stormtrooper, mentre Iron Man ci volerà sopra la testa.

Passeremo in rassegna diversi camerini, disturbando i Sette Nani e urtando Stan Lee, fino ad arrivare in un teatro nel quale un dubbioso Baby Groot risponde alle domande dei fan.

E sarà proprio dopo aver scelto se entrare nella stanza degli Avengers o in quella delle Principesse Disney che Vanellope inizierà veramente il suo percorso di autoconsapevolezza.

Un’autoconsapevolezza che nel film fa rima con altre due cose: autoironia e celebrazione.

Come avrete notato dall’estensivo uso di IP che ho appena fatto (e che non rappresenta nemmeno il 10% di quello che troverete nelle quasi due ore di pellicola) risulta evidente come questo sia il mondo di Disney, noi siamo solo i suoi abitanti.
La Casa di Topolino non perde tempo a farci presente che, letteralmente, possiede quasi tutto, eppure trova il modo di non risultare antipatica, grazie alla suddetta arma dell’autoironia.

Le principesse che Vanellope incontra sono, almeno inizialmente, imprigionate nel ruolo vecchio di decenni della damsel in distress, eppure sono (forse inconsciamente, per alcune di loro) consapevoli del fastidioso stereotipo, come evidenziato dalla sarcastica domanda rivolta alla mini-racer che riguarda la presenza nella sua vita di un grosso omaccione che dovrebbe risolvere tutti i suoi problemi.

Principesse salvatrici

Certo, si potrebbe obiettare che almeno tre di loro questa lezione l’abbiano già messa in pratica nei propri film, ma se da un lato Elsa e Anna non hanno bisogno di spiegarcelo, per Merida la situazione è diversa.

Proprio nei confronti della riccioluta pel di carota scozzese si consuma una divertente ripicca “interna” che và ad esacerbare ancora di più il clima di godibilissima autoironia presente nella pellicola.

Merida dice cose senza senso ogni volta che è in scena (quando parla) e le altre la liquidano dicendo a Vanellope che “nessuno ha mai capito cosa dice, sai… è dell’altra casa di produzione”.

Vendetta, dolce vendetta

E il povero Ralph?

All’omaccione dalle mani giganti e dal cuore ancora più grande, stavolta tocca la parte dell’immaturo possessivo, oltre che del “colpevole” dei due guai più grossi dell’intero film.

Quasi a volerci ribadire, come già accennato in precedenza, che non si sfugge da ciò che si è destinati ad essere, ma che è necessario abbracciare la propria vera natura e a farne il miglior uso possibile, nel caso di Ralph, quella di “cattivo” dal cuore d’oro… o di biscotto.

In definitiva Ralph Spacca Internet è un ottimo sequel, che migliora quanto mostrato nel primo film e lo sfrutta per parlarci di noi stessi, tramite quello che facciamo su Internet, trovando pure il tempo per raccontarci di femminilità alternativa agli stereotipi di genere.

Con un terzo atto più asciutto e meno doppiatori “vip” incapaci il film sarebbe stato ancora più bello (non è un commento gratuitamente cattivo, ma una constatazione oggettiva: Favij e LaSabri sono senz’altro una vera e propria forza della natura nel loro campo pur impegnandosi al massimo e in modo encomiabile, il loro doppiaggio rovina tutte le scene in cui compaiono).

Ma anche così, nel 2019, la corsa al miglior film d’animazione sarà una gara a due fra Ralph e Spider-Man: Un nuovo Universo.

E ovviamente vincerà il secondo, altrimenti alla Academy avranno una grossa gatta da pelare… me!

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