Predator: Cacciatori, onore tra guerrieri – Recensione

Dopo il primo numero dello spillato Predator, ho deciso di aspettare nel proseguire la lettura della miniserie Cacciatori. Il nuovo arrivato dell’Aliens Universe di Dark Horse Comics, pubblicato in Italia da saldaPress, è subito partito in quarta con una storia che rappresenta al meglio il carisma dei letali Yautja. Predator: Cacciatori è un nome che rende onore alla trama della storia di Chris Warner.

Predator: Cacciatori si conclude con un finale che onora il patto tra guerrieri

Nella prima parte di Predator: Cacciatori, abbiamo assistito a quello che erano un fantastico capitolo introduttivo, che Warner ha ideato con una verve perfetta ed in linea con il contesto dell’ambientazione. Trasmettere il carisma dei Predator non è semplice, soprattutto se, come in questo caso, si vuole ribaltare il ruolo di cacciatore e di preda. Solitamente siamo abituati, specie al cinema, a vedere i Predator nel ruolo di cacciatori, con noi poveri umani costretti ad essere il bersaglio di cacce selvagge, sul nostro mondo o su altri. Già in Life and Death abbiamo visto come sia possibile che l’onore avvicini un umano e uno Yautija, creando un rapporto basato su rispetto nato sul campo di battaglia, come accaduto tra Galgo e Achab. Ma questo rispetto può nascere anche in un altro modo?

In Predator: Cacciatori, la compagnia guidata da Jaya Soames è una sorta di agenzia privata segreta dedita alla caccia degli Yautja sul nostro pianeta. A rendere affascinante questa squadra di bounty hunter di alieni è il trascorso di ognuno di questi guerrieri feriti. Perché non lasciamoci ingannare, ogni membro della squadra di Soames è rimasto segnato nel profondo dall’incontro con gli alieni più letali della galassia.

Predators: cacciatori 1

I capitoli successivi di Predator: Cacciatori sviluppano non soltanto la trama principale, ma ci conducono all’interno delle vite di questi uomini e queste donne. Warner riesce a creare una compagine varia e, a tratti, incredibilmente pietosa. Ci sono soldati che mantengono il proprio spirito adamantino, altri che svelano un animo vigliacco che ribaltano la nostra percezione della squadra.

Tutto questo si inserisce all’interno di una storia che rende onore al carisma degli Yautja. Sin dalla loro prima apparizione sugli schermi, i letali cacciatori alieni si sono rivelati un minaccia incredibilmente temibile, degna rivale degli xenomorfi con cui condivide l’Aliens Universe. In Predator II, sul finale appariva il primo vero segnale di una sorte di codice d’onore tra gli Yautjia, riapparso poi anche nel primo Aliens V Predators. Questo elemento è da sempre uno dei lati dei Predator che preferisco, una caratteristica che li rende la perfetta risposta alla dimensione ferina degli xenomorfi.

In Predator: Cacciatori questo senso dell’onore si respira, non solo riferito agli Yautja, ma anche nei confronti degli umani coinvolti.

Quando la realtà della misteriosa comunità isolana viene svelata, il ruolo della squadra guidata dalla Soames cambia radicalmente. Ancora una volta il confine tra vittima e carnefice viene ribaltato, introducendo un elemento di tribalità che si concilia benissimo con il crescendo emotivo che anima Predator: Cacciatori. Nel secondo capitolo della miniserie è quasi ironico vedere come non solo la famiglia Soames abbia un rapporto di lunga data con i letali cacciatori alieni, ma anche gli isolani abbiano instaurato con gli Yautija una convivenza basata su una dinamica preda-cacciatore.

Predators: cacciatori 2

Specialmente nella terza parte di Predators: Cacciatori, il concetto di onore e di caccia diventa fondamentale. La lotta per la sopravvivenza nella giungla pareggi i conti, mettendo alieni, umani e fanatici sullo stesso piano, creando una sorta di tutti contro tutti che travolge il lettore.

A sostenere questo intenso ritmo narrativo è Francisco Ruiz Velasco, che realizza i disegni della miniserie. Grazie al suo apporto, anche ai colori, Velasco riesce a creare ambienti lussureggianti, in cui la lotta diventa travolgente. Velasco riesce ad imprimere una vitalità ai suoi personaggi perfetta, dando vita a scene intense e dinamiche.

La conclusione di Predator: Cacciatori si riaggancia al concetto di onore e rispetto tra anime affini a cui mi riferivo prima. Se a Danny Glover veniva tributato onore al termine di Predator II e in Aliens V Predators vediamo il primo umano venir marchiato come cacciatore da uno Yautija, in Predators: Cacciatori tocca agli umani mostrare un senso di onore, con una tavola che veicola al meglio questa tradizione del mondo dei Predator.

Siccome a saldaPress piace coccolare i suoi lettori, subito dopo la fine di Predator: Cacciatori, nella seconda parte del quarto spillato della collana prende il via la seconda miniserie, Predator: Nemesis. In questo caso, potremmo quasi parlare di un prequel, visto che stiamo per conoscere l’origine della missione della famiglia Soames. Si tratta della prima parte di questa breve saga datata 1997, in cui Gordon Rennie getta le basi della missione della famiglia Soames, coniugando la presenza di un Predator nella Londra vittoriana.

Predators: cacciatori 3

Con un tocco di classe, Rennier immagina che il celebre Jumping Jack, assassino noto nella Londra del periodo, nasconda un segreto che arriva nientemeno che dalle stelle. Toccherà a Edward Soames, antenato di Jaya, risolvere questo giallo, per ordine di una ristretta cerchia di servitori della Corona, guidati nientemeno che da Mycroft Holmes. Il nome vi dice niente? Esatto, si parla nientemeno che del fratello del più famoso Sherlock, già comparso nel mondo dei comics nella fortunata serie de La lega degli uomini straordinari, la compagnia di avventurieri vittoriani creata da Alan Moore.

Seguendo la solita tradizione delle storie divise in più albi, per giudicare Predator: Nemesis meglio aspettare la conclusione prevista nel numero di dicembre dello spillato di saldaPress.

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