Volt: Un giorno da Rex, torna il divertente robottino! – Recensione

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Lo scorso anno una delle pubblicazioni più azzeccate ed esilaranti di saldaPress è stata la serie di Volt, il simpatico robottino creato da Stefano ‘The Sparker’ Conte. Per chi crede ai segni del destino, Volt ha iniziato la sua seconda vita editoriale in concomitanza con la fine di un simbolo del fumetto comico italiano, quel Rat-man di Leo Ortolani che è diventato un vero cult. Ed ora questo spazio lasciato vuoto nelle edicole (ma non nei cuori di noi lettori del Ratto) può essere degnamente ereditato da Volt, che questo mese torna in piena forma con il numero sette, Volt: Un giorno da Rex.

Con Volt: Un giorno da Rex torna in edicola il divertente robottino creato da Stefano ‘The Sparker’ Conte

L’attesa di rileggere le avventure di Volt è stata ampiamente ripagata, con quello che dopo L’occhio della Tigre si presenta come uno dei numeri meglio strutturati della serie, almeno finora. Conte sceglie di accarezzare l’idea che ogni eroe, per quanto comico, abbia bisogno di un grande nemico, una nemesi che abbia anche un’origine. Il dualismo eroe-nemico è alla base del mondo dei comics, e come si vogliono scoprire le origini dei nostri beniamini, anche i primi passi dei villain sono un dettaglio che i lettori vogliono conoscere assolutamente.

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Abbiamo già conosciuto il fastidioso T-Rex che incombe nella vita del povero Volt, ma con Volt: Un giorno da Rex andiamo a conoscerlo in un modo più intimo, scoprendo anche le cause di questa sua malsana, fastidiosa, odiosa presenza (massimo sostegno al povero Volt!). La bravura di The Sparker è quella di saper giocare in modo intelligente sulle false aspettative del lettore, creando un’idea nella nostra mente per poi cancellarla repentinamente con un colpo di scena da consumato narratore.

In Volt: Un giorno da Rex , nelle prime pagine, assistiamo alla nascita di un personaggio, che viene ritratta in modo tale che non ci sia concesso vedere altro viso che quello dell’ostetrica. I dialoghi di questo passaggio della storia sono un ritorno alla tradizione delle M.O.M.S., l’ancestrale ordine delle madri che da sempre pilota le sorti del mondo, agendo con amore feroce sui propri figli.

Esilarante il dialogo tra l’ostetrica e la neo-madre, una sorta di rito iniziatico in cui i precetti del M.O.M.S. Sembrano divenire una sorta di venata critica alla troppo lieve educazione moderna, contrapposto alla rigida educazione di un tempo. L’arrivo infine di un casco simile a quello della temuta Dark Mother, un distintivo segno di riconoscimento che viene respinto dalla neo madre, in nome dell’amore per il propri figlio.

E qui, Volt: Un giorno da Rex sorprende con una vignetta che finalmente mostra il neonato e la madre, dandoci finalmente una chiave di lettura su una delle figure più iconiche della serie.

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A rendere Volt appassionante è, come sempre, il perfetto ritmo narrativo di Conte. Pur avendo a che fare con un fumetto comico, l’ironia e la battuta non sono utilizzate oltre misura, ma sono il punto di arrivo di una costruzione emotiva ben architettata, che si basa sempre sull’emotività del lettore. Anche nei momenti di massima ilarità, Volt mantiene una linea di serietà che diviene il sostegno dell’intero racconto. La bravura di Stefano nel riuscire a coniugare l’aspetto ironico dell’ambientazione e la visione critica del quotidiano è sempre fonte di stupore, origine di un equilibrio perfetto nelle diverse componenti narrative di Volt che crea una ritmo mai stanco o banale, ma capace di stimolare il lettore ad ogni pagina, in ogni vignetta.

In Volt: Un giorno da Rex la vicenda si sposta sul giovane, detestabile, insopportabile T-Rex (sarò mica di parte?), e la presenza di Volt diventa una sorta di contrappunto comico alla costruzione di una storia familiare che, nella sua paradossale comicità, diventa quasi tenera per la sua spiccata quotidianità. Impresa non certo facile, ma che riesce a presentare il malefico rettile in un’ottica quasi pietosa, in cui diventa impossibile non provare un moto di tenera compassione per un personaggio che sembra essere quasi più vittima del troppo amore che non di colpe proprie. Ma poi ci si ricorda che è un solenne rompiscatole, e torniamo subito dalla parte di Volt!

Il rapporto tra genitori e figli, con la difficoltà relazionale tra generazioni a confronto e timori da parte dei genitori, è il fil rouge di questo albo di Volt. I timori della madre del T-REx prima e le conseguenze del suo troppo amore sono ironicamente umane e comprensibili, fanno parte della nostra vita quotidiana e, in modo meno rocambolesco, possono essere specchio di errori che tutit noi possiamo commettere. Volt: Un giorno da Rex , dietro la sua voglia di divertire, continua ad essere un ottimo spunto di riflessione capace di farci analizzare noi stessi, con la leggerezza di una risata.

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Nel leggere Volt: Un giorno da Rex ho apprezzato molto questo dualismo tra genitori e figli, in cui anche Volt sembra quasi riconoscere come quella rigida educazione impostagli sia stata l’estremo del permissivismo amorevole che ha dato vita al T-Rex. Come sempre, l’ideale sta nel mezzo, ma il modo in cui Conte racconta queste due posizioni così lontane, con la nascita e caduta di una nuova M.O.M.S. È esilarante, rendendo questo albo una lettura interessante soprattutto per i genitori.

Ad arricchire l’albo, oltre le attese strisce sulla vita quotidiana nelle fumetterie, anche un nuovo personaggio, l’Uomo Pigro. Parodia dell’Uomo Tigre, il lottatore più pigro del mondo è una divertente creazione che, in un tono differente rispetto a Volt, riesce a strappare un sorriso grazie a delle battute perfette e facendosi forte del suo incredibile potere: la pigrizia.

Un lusso che non dobbiamo concedere a Stefano Conte (tormentatelo sulla pagina ufficiale di Volt su Facebook!), visto che la comparsa di nuovi, misteriosi personaggi che renderanno di certo ancora più avvincente la serie di Volt!

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