Elite: prestigio, conflitti sociali e colpi di scena – Recensione

elite netflix

Dopo il successo de La Casa di Carta, la Spagna torna a tenerci incollati a Netflix con Elite, la seconda serie TV originale iberica.

Elite, la nuova serie disponibile da oggi su Netflix torna a far parlare della Spagna!

Ci troviamo in un collegio privato pieno di lusso e privilegi indiscussi, che annovera tra i propri studenti figli di nobili, politici, persone altolocate e anche “semplici” ricchi che si possono permettere l’esosa retta scolastica.

La vita di questi “dirigenti del futuro” in erba viene però sconvolta quando tre ragazzi, tutt’altro che facoltosi, vengono ammessi alla scuola grazie ad una borsa di studio.

Il trio di nuovi studenti non è altro che la fortunata selezione di adolescenti tra quelli rimasti coinvolti nel crollo del tetto di una scuola pubblica.

Il primo che ci viene presentato è Samuel, proveniente da una famiglia monoparentale, con un padre disperso ed un fratello appena uscito di galera.

La seconda ad essere introdotta nell’esclusiva scuola è Nadia, una palestinese di religione mussulmana con una famiglia molto tradizionalista ed arcaica.

Christian, l’ultimo dei tre, è un po’ il pagliaccio del gruppetto, denominato poi “influencer” a mo’ di scherno, per il suo spiccato estro e la sua voglia di partecipare a qualsiasi festa possibile.

Sin dall’inizio si può notare l’attrito tra i nuovi studenti provenienti dalla cosiddetta “classe operaia” e tutti gli altri compagni di classe che si sentono superiori grazie al loro status sociale.

Quando però una delle studentesse viene trovata morta nella piscina di Las Encinas (il nome di questo esclusivo e prestigioso liceo), la loro condizione di privilegiati e rampolli della Spagna più ricca non fa alcuna differenza agli occhi dei poliziotti e sono tutti sospettati.

Elite mi ha un po’ ricordato Dynasty, come se si fosse di fronte allo show superlusso amerciano ma in salsa spagnola e adolescenziale.

Però, se ad un primo impatto è questa la sensazione che si ha con Elite, una produzione dall’anima appunto elitaria e per un pubblico giovane, i temi che affronta sono ben lontani dall’essere leggeri, banali o stereotipanti.

Uno degli argomenti che viene trattato maggiormente è quello dell’integrazione, che non si ferma sola a quello tra classi sociali diverse costrette a coesistere in un luogo fatto prettamente di privilegi, ma si focalizza anche su quella religiosa e, più semplicemente, alla coesistenza di persone diverse fra loro.

L’accettazione, di sé e degli altri, è un altro dei temi che vengono trattati, mano a mano che alcuni plot twist e colpi di scena fanno il loro ingresso sulla scena.

Assisteremo a diversi cambi di storia, alcuni più piacevoli di altri, che si ricollegano alla gioventù che sta scoprendo la propria identità ed il proprio posto nel mondo.

Il ritmo della storia che viene raccontata è sempre ben sostenuto, con una sequenza di avvenimenti che tengono lo spettatore incollato allo schermo.

Non ci sono grossi tempi morti, forse qualche momento un po’ di stanca, per così dire, quando inevitabilmente cominceranno a starvi simpatici alcuni personaggi rispetto ad altri.

All’inizio di Elite pensavo che di lì a poco si sarebbe scoperto il vero colpevole dell’omicidio, ma man mano che le puntate andavano avanti mi sono resa conto di come gli sceneggiatori siano riusciti a tenermi sulle spine praticamente quasi fino alla fine della stagione.

Un climax decisamente ben strutturato quindi, capace anche di sviare gli spettatori più accorti e metodici e di rivelare indizi fondamentali solo in alcuni momenti ben precisi.

Una delle cose che mi ha convinto di meno sono state le musiche, soprattutto in considerazione del fatto che siamo di fronte ad una serie thriller.

Non che mi aspettassi lo Zimmer spagnolo, sia chiaro, però nemmeno uno difformità così netta rispetto alle caratteristiche peculiari dello show con l’inserimento di canzoni prettamente adolescenziali (un po’ alla Moccia per fare un esempio).

Tuttavia, nonostante a me la cosa abbia davvero fatto storcere il naso, comprendo che visto il contesto scolastico in cui si svolgono le vicende e l’età dei protagonisti, la scelta fatta dai creatori sia più che sensata.

Passando agli attori di Elite (due dei quali sono una vecchia conoscenza proprio de La casa di carta: Rio e Denver, rispettivamente Jaime Lorente e Miguel Herrán) ho molto apprezzato tutti i personaggi, interpretati a dovere.

All’inizio della serie tutti gli studenti sembravano molto stereotipati, rappresentando categorie ben definite della società spagnola e non solo, ma con il trascorrere degli episodi i protagonisti acquistano sempre più sfaccettature che li caratterizzano fortemente rendendoli personaggi unici e particolari. La percezione che si ha di ogni singolo studente, quindi, cambia con l’evolversi della storia, facendo scoprire lati di ognuno di loro nuovi ed interessanti, proprio come accade quando si instaura un’amicizia con persone conosciute da poco.

Anche le varie tematiche cambiano i protagonisti, che si adattano o contrastano totalmente in base alle proprie storie ed ai propri caratteri.

Ad esempio l’omosessualità vissuta da Omar e Ander viene affrontata in maniera totalmente differente, proprio a causa delle storie diverse dei due personaggi.

Un grande pregio quindi, questo di Elite, che sa caratterizzare tutti i personaggi e non fa di tutta un’erba un fascio, come si suol dire.

Sento quindi di promuovere Elite a produzione che merita e che è capace di intrigare il pubblico perché, anche sommando tutti i difetti che si possono annoverare se ci si approccia con sguardo fortemente critico, la serie ha fin troppi pregi per non essere consigliata e guardata almeno una volta.

Se volete godervi un thriller un po’ più leggero ed intervallato da momenti comici usati al meglio, allora potete tranquillamente dare una chance ad Elite, la nuova serie TV originale Netflix made in Spain.

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