Ride: Level 0, lasciate scorrere l’adrenalina

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Che ci sia una certa aspettativa per Ride è comprensibile. Il cinema italiano negli ultimi anni sembra essersi rilanciato, andando ad affrontare anche dei generi che difficilmente in precedenza venivano considerati. Abbiamo avuto film supereroistici come Lo chiamavano Jeeg Robot, che siamo onesti ha sorpreso tutti, ed ora siamo in ansia per vedere se Ride riuscirà a mostrare un nuovo modo di intendere l’action movie.

Ride: Level 0 è la prima esperienza all’interno del Ride-Universe!

A dare maggior corpo a Ride è però l’idea di un universo narrativo espanso su più media, che al momento contempla un romanzo, Il gioco del Custode, e un fumetto, Level 0, entrambi firmati da Adriano Barone (coadiuvato da Fabio Guaglione nella sceneggiatura del fumetto). La formula dell’universo espanso non è nuova, basti pensare a Monolith, ma in cosa si distingue Ride, dunque?

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La differenza è nel vivere il Ride-universe come un’ambientazione in cui gli eventi si susseguono con una linea narrativa che li porta ad intersecarsi, non sono versioni alternative (come il citato Monolith), bensì coesi e parte di un’avventura più ampia. La scelta autoriale di far intrecciare questa storie si è sviluppata in modo rispettoso per il fruitore finale, che non è obbligato a vivere tutto per comprendere il Ride-universe, ma ha la possibilità di approfondire a piacere certi aspetti. Ride, in quest’ottica, diventa un accordo a livello amicale tra narratore e lettore/spettatore, un voler raccontare una storia che sia avvincente, lasciando all’utente finale la scelta di come e quanto viverla. Adriano Barone ci ha dato un’indicazione su come vivere al meglio il Ride-universe (qui la sua mappa), ma la bellezza di questo progetto è la totale libertà dell’esperienza.

Che personalmente ho iniziato con Level 0, il fumetto abbinato domani 6 settembre con La Gazzetta dello Sport. Lo dico subito: come antipasto alla scarica adrenalinica che ci attende domani sera al cinema, non c’è nulla di cui lamentarsi.

Fabio Guaglione e Adriano Barone hanno creato un preambolo avvincente al Ride-Universe, che ci accoglie presentando uno dei personaggi del film: Clara. Prima che sorgano dei dubbi, la lettura non comporta spoiler, rimanendo fedele al concetto di storie intrecciate. Il punto di contatto con il film è intelligentemente messo in conclusione dell’albo, con un finale che, volendo vivere solo l’esperienza fumettistica di Ride (ma non fermatevi, datemi retta!) lascia al lettore comunque la soddisfazione di aver letto una storia intrigante e appassionante.

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Ovviamente non manca quella spinta narrativa che lascia la voglia di scoprire cosa attende ora Clara, una donna che, tramite flashback ben inseriti, ci viene presentata come emotiva e al contempo forte, capace di affrontare sfide ad alto tasso adrenalinico ma senza perdere la propria umanità. Barone inserisce all’interno di questo albo non solo l’ambientazione del Ride-universe, ma anche una serie di spunti di riflessioni di grande attualità, mostrando il lato oscuro di una certa concezione della vita digitale ed il suo creare nuove forme di idolatria, in cui ironicamente il peso sembra pesare interamente sulla divinità.

Il crescendo emotivo del rapporto di Clara con Miguel, la pressione costante delle visual e dei like che si insinua come un cancro nell’animo dei protagonisti è sicuramente uno specchio del nostro presente, ma è anche parte integrante del Ride-Universe, che corre il rischio di non essere apprezzato pienamente per la sua ricchezza espressiva o la cura con cui si è cercato di sviluppare un contesto narrativo che, dietro picchi di adrenalina e scelte innovative, cela un interessante specchio della nostra società e di certe dinamiche.

A questa profonda caratterizzazione del contesto narrativo si aggiunge la dinamicità del tratto di Andrea Broccardo, che interpreta al meglio l’adrenalina del Ride-Universe nelle fasi più concitate di Level 0, ma che perde parte di questo fascino nel trasporre l’emotività dei personaggi negli istanti più quieti, quelli in cui il carico emotivo dovrebbe mantenere alto il livello di ansia ed empatia con il lettore. Su questo intervengono i colori di Claudia Palescandolo , che riesce a stuzzicare le corde emotive degli spettatori/lettori con un buon utilizzo delle tonalità e con effetti particolarmente azzeccati.

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Interessante anche il comparto redazionale di Level 0, in cui viene fatta luce non solo sulla genesi di questo fumetto, ma su tutto il progetto del Ride-universe. Personalmente, non credo sia corretto vivere queste tre esperienze, (Level 0, Ride or die e Il gioco del Custode) come entità distinte, anche andando contro l’idea dei creatori dell’ambientazione, perché questo mondo merita di esser conosciuto il più a fondo possibile. D’altronde non dimenticate:

When nothing goes right, go faster!

Dopo Level 0, l’appuntamento è al cinema con Ride or die!

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