Disincanto, il fantasy secondo Matt Groening

Disincanto è finalmente arrivato su Netflix, andando ad arricchire il comparto animazione del canale di streaming che vanta già delle vere chicche come Rick & Morty o Final Space. L’arrivo di un colosso dell’animazione come Matt Groening non poteva certo passare inosservato, ma presenta un rischio: il paragone.

Disincanto, la nuova creazione di Matt Groening, arriva su Netflix

Ovviamente, si parla delle altre due creazioni di Groening, I Simpson e Futurama. Specialmente i primi, sono diventati un simbolo dell’animazione ‘adulta‘, riuscendo a trasformare parodia e critica sociale in uno dei più amati e longevi prodotti televisivi. Dopo avere passato anni in compagnia delle creazioni di Groening , Disincanto arriva su Netflix con una bella dose di aspettative.

Disincanto

Ovviamente, il primo passo è valutare Disincanto come un’opera a se stante. Sotto questo punto di vista, la nuova aggiunta al catalogo di Netflix si rivela un prodotto interessante, che pur seguendo lo spirito tipico delle opere di Groening cerca di offrire un qualcosa di nuovo allo spettatore, non presentando un clone di Futurama ambientato nel fantasy.

Protagonista è Beam, figlia del re di Dreamland, che è tutto fuorché la classica principessa delle fiabe: scapestrata, ubriacona e la figlia che nessun re vorrebbe. Il giorno del suo matrimonio, la giovane principessa incontra due strani esseri, il piccolo Elfo e il demoniaco Luci. Da questo incontro inizia una lunga serie di eventi che vede il caotico terzetto affrontare avventure in cui la minaccia spesso è proprio la loro presenza.

Chi si aspetta una satira pungente stile Simpson e Futurama, rimarrà deluso. Con la sua prima creazione, Groening aveva puntato ad una esagerazione degli aspetti negativi della società americana contemporanea, mentre con Futurama aveva puntato ad un visione che unisse alla critica anche una componente più citazionista.

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Disincanto tiene maggiormente conto dei limiti della satira, evitando di raggiungere picchi esagerati che hanno reso celebri le precedenti produzioni di Groening, ma che nel clima attuale potrebbero risultare eccessivi. Guardando Futurama, in particolare, mi divertivano i richiami e la sfida nel ritrovare quegli elementi reali che davano una connotazione pungente e critica alle avventure di Fry. Ed era quello che mi aspettavo da Disincanto, ma forse il passaggio a Netflix ha lasciato a Matt Groening la possibilità di percorrere una nuova strada.

La parodia tipica dei suoi lavori rimane vincolata ad alcuni accenni piuttosto dimenticabili, cercando di inserire nel contesto fantasy alcuni atteggiamenti tipici della nostra quotidianità. Si ride, ma non con particolare trasporto, mentre il divertimento aumenta quando ci si gode senza pretese la narrazione delle avventure di Beam e soci. Disincanto si prefigge di curare maggiormente lo sviluppo di una trama che lega maggiormente i dieci episodi che compongono la prima stagione.

Disincanto parte con poca grinta, ma si riprende strada facendo arrivando ad un finale inatteso!

Groening dimostra di conoscere il moderno linguaggio televisivo, strutturando la propria serie in modo da adattarsi al meglio allo stile attuale tipico di Netflix. Dalla durata alla quantità di episodi, Disincanto è il tipico prodotto di Netflix, in cui tutti gli elementi concorrono a creare una narrazione che avvince lo spettatore.

Certo, c’è poco delle caratteristiche tipiche delle precedenti serie di Groening in termini di ‘tradizione‘, ma dopo una partenza iniziale non proprio incoraggiante, Disincanto lentamente inizia a mostrare sufficienti elementi per spingerci ad arrivare alla fine di questa prima stagione. A mostrare qualche pecca è il comparto di personaggi secondari, che solitamente sono uno dei punti forti delle produzioni di Matt Groening. Salvo la figura del re, il vero antagonista di Beam, i personaggi che circondano i protagonisti sono piuttosto abbozzatti, privi di quel carisma che potrebbe dare a Disincanto uno spessore maggiore.

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Ad esser particolarmente riuscita, invece, è la caratterizzazione visiva di Disicanto. Grazie alla visione in 4k su Netflix, appare perfetta la realizzazione di disegni e animazioni, che denotano una grande cura nella realizzazione della serie. La perizia con cui vengono realizzati i fondali diventa anche lo strumento ideale con cui inserire dei piccoli richiami e citazioni che creano un senso di familiarità con lo spettatore.

Ammetto che non mi aspettavo molto da Disincanto, ed in effetti il nuovo cartone animato di Matt Groening non brilla per originalità. Tolto il tempismo perfetto delle battute di Luci, complice un doppiaggio convincente, Disincanto è una serie godibile ma che non ha quel tocco di appassionante novità che a suo tempo ebbero I Simpson. Però, con un finale come quello della prima stagione, non si può che aspettare con ansia il ritorno di Beam!

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