Morgan Lost Dark Novels: Rabbits Vs Wallendream – Recensione

Le Morgan Lost Dark Novels hanno non solo impresso una nuova carica al personaggio creato da Claudio Chiaverotti, ma sembra che abbiano spinto anche lo stesso autore a sentirsi più libero nel parlare con i propri lettori. Non che Chiaverotti sia mai stato uno di quegli artisti del mondo di fumetti che si mantiene lontano dai suoi appassionati, ma specialmente con le ultime due introduzioni alle avventure di Morgan Lost ha voluto accoglierci con un pezzo di sé.

Se in Perché un assassino ci ha accolti nella sua sfera personale con un toccante spaccato di vita privata, con Rabbits Vs Wallendream il Chiave ci saluta con un’analisi personale, raccontata con il suo solito stile, di come esser un autore affermato comporti una certa responsabilità nei confronti degli emergenti. E non manca una giusta critica anche noi scribacchini digitali, che ci lasciamo prendere dalla voglia di sezionare albi e fumetti, lasciandoci ogni tanto prendere da accessi di onnipotenza.

Morgan Lost Dark Novels continua la su corsa con un Wallendream mai così affascinante

Ma giusto il tempo di stringerci tutti in un abbraccio d’incoraggiamento alla sfuggente Diletta, ed eccoci tornare nella New Heliopolis di Morgan, lasciata lo scorso mese con un cliffhanger da Oscar.

Rabbits Vs Wallendream ci riporta a vivere il confronto tra Morgan Lost e la sua nemesi per eccellenza, Wallendream. Il serial killer è ormai un meccanismo impazzito, libero di scatenare la propria follia e apparentemente inarrestabile. All’interno delle Morgan Lost Dark Novel, il ritorno di Wallendream è stato un passaggio essenziale, che Chiaverotti ha gestito al meglio mostrando tutta la potenza del personaggio.

Dall’entrata in scena della rockstar dei serial killer, il ruolo di Morgan, protagonista della serie, ha subito un’intrigante evoluzione. Non abbiamo più un unico protagonista ora, bensì due diverse forti personalità che si contrappongono, parte di una dicotomia esistenziale che, per quanto li presenti diametralmente opposte, le rende al contempo incredibilmente affini.

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Rabbits Vs Wallendream è una dimostrazione del profondo lavoro di caratterizzazione di questi due personaggi. Se Morgan sembra esser sempre più schiacciato dagli eventi, al punto di esser ormai a un passo dal punto di rottura, Wallendream al contrario ci appare come una forza inarrestabile, una primigenia incarnazione della follia e dell’anarchia morale che affascina.

Facendo un paragone cinematografico, Wallendream ricorda molto il Joker cinematografico di Nolan, per la sua impostazione. Dietro lo specchio della sua follia appare una personalità complessa e in cerca di un’identità, che riscrive continuamente se stesso difendendosi dietro una maschera. Ma la somiglianza caratteriale al Clown del Crimine reso immortale da Heath Ledger non è l’unica forza di Wallendream. Le parole del folle serial killer in Rabbits vs Wallendream hanno un carico emotivo non indifferente. Dal tono con cui si rivolge a Morgan al suo incitare la folla alla violenza più sfrenata, sino al suggestivo momento di riflessione sulla maschera, con questo numero di Morgan Lost Dark Novels abbiamo un altro tassello del complicato puzzle noto come Wallendream.

E per contrappeso, mentre Wallendream affronta la sua esaltazione, Morgan Lost sembra andare incontro al suo annullamento. Questo albo della serie potrebbe esser visto come l’orlo del baratro per Morgan, l’attimo in cui la sua occasione di rinascita si è scontrata con l’ineluttabilità di un destino feroce e spietato. Non c’è una sola pagina di questo albo in cui il bounty hunter non sia spinto al limite, costretto a fronteggiare eventi che potrebbero spezzare la sanità mentale di chiunque.

In questo, Chiaverotti è un maestro. Alcune sequenze sono un pugno allo stomaco, per costruzione e ritmica, ti mozzano il fiato e ti fanno sentire il sangue pulsare. L’albo ha un ritmo narrativo serrato, rapido, condensa il tutto in una velocità estrema che stordisce il lettore lasciandogli quel minimo di lucidità per comprendere gli accadimenti.

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Leggere Morgan Lost Dark Novels è una sfida. Siamo ovviamente costretti a goderci un singolo capitolo alla volta, ma la bellezza di questa serie potremo comprenderla solo quando finalmente avremo l’intera saga completa e ci lanceremo in una rilettura infuocata dal primo capitolo. Pensate come una continuity serrata, contrariamente al precedente gruppo di storie, le Morgan Lost Dark Novels vanno vissute come un’unica storia suddivisa in capitoli, da vivere come un film.

E questa sfrenata avventura deve molto della sua bellezza ai disegnatori che hanno portato su carta le visioni di Chiaverotti. Rabbits Vs Wallendream ha una forza narrativa imponente grazie da un Ennio Bufi in gran forma.

Bufi riesce a costruire scene che colpiscono, quasi volessero uscire dall’albo e prendere vita nel mondo reale. Leggere le prime pagine di questo albo delle Morgan Lost Dark Novels è stato fantastico, la perfetta resa del dramma emotivo di Morgan, il dettaglio esaltato e la successiva scena che mostra una visione più ampia dell’attimo.

A mio avviso, Bufi usa al meglio le linee cinetiche, quello strumento imprescindibile nel trasmettere il movimento. Non sempre sono necessarie, a volte basta conferire ai personaggi la giusta movenza, ma in alcuni frangenti serve un qualcosa di ancora più rapido, incisivo. Unito ad un accorto uso della sfumatura del tratto, sempre studiato e ricercato per imprimere dinamismo, questo approccio del disegnatore è uno degli elementi grafici più suggestivi di questo albo.

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E parlando di artisti della matita, non si può dimenticare Fabrizio de Tommaso, che ancora una volta con la sua copertina interpreta la trama dell’albo con un tono personale e incredibilmente vivo. Il coniglio-umano, versione dark dell’ideale di Caroll in Alice nel Paese delle Meraviglie, diventa una perfetta metafora dell’ineluttabile scorrere del tempo che imprigiona il nostro Morgan.

Dopo l’ennesimo finale al cardiopalma, non ci resta che attendere il 19 maggio per leggere L’uomo che uccise Anna Freud!

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