The Walking Dead 8: Recensione del decimo episodio “The Lost and the Plunderers”

In un mondo impazzito come quello dello show AMC, ormai l’unica discriminante è la morte, non intesa come differenza “esistenziale” in base alle funzioni vitali, ma come separazione netta tra chi è morto fuori e coloro che, pur vivendo, portano la morte dentro di sé.

L’addio strappalacrime di Carl Grimes che ha rappresentato il fulcro di “Honour – Onore”, l’episodio precedente di The Walking Dead 8, sconfina e permea anche “The Lost and the Plunderers” portando, sul finire della puntata Rick e Negan a parlarsi su “invito” di Carl grazie ad una lettera che lo sfortunato ragazzo ha scritto al capo dei Salvatori prima di morire.

Partendo proprio dalla scena finale, il dialogo a distanza tra i due galli nell’unico pollaio, è possibile apprezzare come questa puntata, pur non raggiungendo i picchi emozionali dell’episodio precedente, ci permette di vedere sotto una luce nuova alcuni dei personaggi principali di questa ottava (e ancora in declino) stagione della serie TV.

Negan, nonostante la sua risolutezza spesso sfociata in lucida e calcolata ferocia, sembra quasi elevarsi rispetto a tutti quanti (compreso lo stesso Rick), idealizzando un obiettivo di salvezza comune per tutti: il raggiungimento di uno scopo che vede la costruzione di un mondo migliore che comunque, vista l’inaffidabilità della “gente comune”, dovrebbe sottostare alle regole che lui ha stabilito e che intende far rispettare.

Solo rispettando tali regole, solo stando al proprio posto e svolgendo diligentemente il proprio compito, una dignitosa sopravvivenza potrà essere garantita con la certezza di un radioso futuro che non appare poi così remota.

Sinceramente addolorato per la morte di Carl, con lo stesso Negan che in un passaggio fa quasi intendere che avrebbe voluto il ragazzo come suo successore, il capo del Salvatori accusa proprio Rick di essere stato il vero responsabile della sorte toccata al figlio, ricordandogli come tutto poteva essere evitato se solo l’ex sceriffo si fosse sottomesso.

Dall’altro lato abbiamo un Rick che forse ancora non ha metabolizzato la perdita, tanto che appare strano come non riesca a palesare il proprio dolore, forse respinto e cacciato giù in gola come i singhiozzi che si sforza di spezzare.

Per il leader delle comunità unite sembra però che si sia giunti ad un punto di non ritorno. Tutto per lui ormai non sembra avere più alcun senso, nemmeno le ultime volontà del figlio sono prese nella dovuta e rispettosa considerazione.

Rick sembra morto dentro più che mai, con l’inerzia come unica forza che continua a spingerlo verso l’inevitabile scontro finale che si sta trasformando in una questione a due.

Anche se siamo partiti dall’epilogo, ciò non vuol dire che “The Lost and the Plunderers” non abbia offerto spunti interessanti nella parte iniziale e in quella centrale dell’episodio, anzi, la puntata ci accompagna (anche se un po’ troppo lentamente in alcuni frangenti) alla scoperta quasi antologica di personaggi come Michonne, Simon e Jadis.

Michonne è letteralmente distrutta, il suo legame affettivo con Carl, cresciuto giorno dopo giorno, era diventato più di un’amicizia perché lei e il ragazzo erano i membri di una nuova famiglia, qualcosa a cui Michonne ha aperto letteralmente il suo cuore.

Con Simon, invece, assistiamo ad un crescendo di autostima che lo porta a mettere in discussione anche gli ordini di Negan, secondo lui troppo accondiscendente e magnanimo contro i rivoltosi, anche dopo l’inaspettato “regalo” ricevuto da Maggie.

La sua sete di vendetta di Simon e la lotta di potere tra lui e Negan cominciano a palesarsi e la sua insubordinazione, che coinvolgerà Jadis e gli abitanti della discarica, porterà non pochi problemi ai Salvatori, forse non del tutto convinti che i metodi del loro capo siano ancora i più efficaci.

Su Jadis, invece, crescono le perplessità sia per gli stucchevoli e continui comportamenti doppio/triplogiochisti che la sceneggiatura rende tediosi (il personaggio meritava una caratterizzazione emotiva molto più marcata), sia per quello che avviene nella discarica con Simon prima e con Rick e Michonne successivamente.

“The Lost and the Plunderers” è anch’esso un po’ morto dentro, con un’imbastitura narrativa che in alcuni passaggi sembra troppo sbrigativa ed essenziale, specialmente quando la scena si sposta su Enid e Aaron catturati e poi liberati ad Oceanside.

I passaggi incentrati però sui singoli personaggi, la chiacchierata finale tra Rick e Negan (impreziosita soprattutto da quest’ultimo) e gli accadimenti della discarica, permettono di godersi una discreta puntata di transizione perché, immaginiamo, l’episodio faccia da raccordo tra quanto accaduto in Honour e qualcosa di “più sostanzioso” che dovrebbe attenderci in Dead Or Alive Or.

A lunedì prossimo con la prossima puntata di The Walking Dead 8.

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