Horizon: Rappresaglia – Recensione

Sembra che per l’umanità futura ci sia ben poca speranza. Prima di iniziare a disperarsi, lasciatemi precisare che si parla del nostro futuro secondo il mondo dei comics, ma questa tendenza sempra essersi impossessata della visione di creatori di storie a fumetti. Le più recenti proposte americane importante da saldaPress sembrano, infatti, muoversi in questa direzione. Dopo Extremity ed in attesa dell’attesissimo Oblivion Song, tocca a Horizon mostrarci un’umanità decisamente poco positiva.

La nuova serie di Skybound/Image, creata da Brandon Thomas e Juan Gedeon, gioca su un aspetto poco sfruttato dalla fantascienza, ma che ha una carica emotiva non indifferente: e se i villain non fossero gli alieni, ma le vittime? Cosa accadrebbe se fossero gli umani ad esser il nemico?

Rappresaglia è il primo numero di Horizon, la nuova serie fantascientifica pubblicata da saldaPress

Ecco quindi che i protagonisti sono le future vittime della nostra spietata razza, che, dopo aver condannato il nostro pianeta, si è lanciata alla ricerca di una nuova casa, scegliendo il pianeta Valius come nuova dimora della specie umana. Sarebbe stato bello un mondo disabitato, ma la nostra situazione ci lascia poca scelta, quindi anche un pianeta popolato diventa un tesoro da non sprecare.

Ma i Valiani saranno d’accordo nell’accoglierci? Stando a quanto vediamo in questo primo numero di Horizon, sembra che la nostra migrazione non sia destinata ad aver un buon esito.

I Valiani sono una razza pacifica, tecnologicamente molto più avanzata dei terrestri, e avendo scoperto il piano degli invasori non esitano ad inviare sul nostro morente pianeta una squadra di incursione, con l’obiettivo di impedire la nostra invasione.

horizon rappresaglia 1

L’idea di ribaltare i ruoli che solitamente vedono gli umani come protagonisti ottimisti è sicuramente un punto a favore di questo comic.

Lo scopo non è quello di stupire all’ultimo il lettore, come accadeva con La sentinella di Frederick Brown, bensì spingerci a ragionare su concetti complessi, come la teoria dell’attacco preventivo, tanto caro ad una certa classe dirigente americana, ma anche le tattiche di guerriglia e soprattutto il contesto etico in cui si muovono i personaggi.

Gli umani presenti in Rappresaglia sono sicuramente negativi, ma come agiremmo noi se fossimo consci della fine del nostro pianeta, e sapessimo che fra noi e la salvezza si frappone solo un’altra razza?

Allo stesso modo, anche la morale valiana è messa a dura prova, sapendo che l’umanità è destinata alla scomparsa, non intende rimanere vittima di una colonizzazione forzata.

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Difficile non ravvisare nella trama di Thomas una forte eco di situazioni attuali, con una disamina travestita da action comic fantascientifico che non vuole tradire la propria impostazione di fumetto di riflessione, capace di spingere il lettore più aperto a ragionare su entrambi gli schieramenti in gioco.

Da notare come anche il linguaggio sia spesso rude, essenziale, un taglio preciso che indica come la situazione sia delicata, sul filo della tragedia. E, curiosamente, anche sotto questo aspetto i due diversi popoli non differiscono nel loro relazionarsi.

Thomas gioca abilmente su questa sensazione di similarità tra Valiani e Terrestri, mostrando i sacrifici della squadra aliena e la determinazione umana, la forte emotività che spinge il team valiano contrapposta alla disperata determinazione umana.

Sembra quasi che l’autore voglia mostrare due facce della stessa medaglia, facendola ruotare in modo così veloce che presto iniziamo a confondere le due razze, così diverse eppure similmente spinte da una forte istinto di autoconservazione.

Lottano per lo stesso motivo, ma una potrà sopravvivere solo a scapito dell’altra.

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Il lettore, ironicamente, pare venir spinto a parteggiare per gli alieni, i Valiani. Sono loro le vittime future della razza umana, il piano dei terrestri è vile, scorretto. Eppure, ci si potrebbe chiedere, come mai i Valiani non cercano un dialogo, un modo di coesistere con i terrestri? Per quanto i nostri simili siano sicuramente poco amichevoli, non so se definire i Valiani come i buoni sia così facile.

Thomas ha il merito di costruire una narrazione in cui le ombre della morale e una base di egocentrismo galattico rendono questa storia incredibilmente intrigante, fluida nel suo dispiegarsi.

Ovviamente, siamo pur sempre in una narrazione fantascientifica che deve incuriosire i lettori, e questo primo volume di Horizon riesce a costruire le basi per una perfetta ambientazione. Il crescendo emotivo della missione di Zhia Malen ai misteri che avvolgono il piano dei terrestri, il tutto diluito con degli intrecci personali della squadra aliena che sono forieri di futuri scogli da superare da parte dei protagonisti.

Horizon unisce la narrazione fantascientifica ad un’interessante visione critica di alcuni elementi sociali

A dare manforte a Thomas ci sono i disegni di Gideon. Il look degli alieni e la loro tecnologia sono creati al meglio, grazie anche un approccio grafico che spesso cerca di focalizzarsi più sul dinamismo che non sul dettaglio più approfondito. Se nei combattimenti la bravura di Gideon non ha confini, in alcune situazioni pare non riuscire a dare una piena profondità alla propria visione, venendo quasi salvato da Frank Martin. Il colorista, in alcuni passaggi, sembra aver l’ingrato compito di dover riempire degli spazi bianchi più che dei disegni, riuscendo, egregiamente, a colmare con i colori alcune imperfezioni stilistiche di Gideon.

Il trio di autori di Horizon, nonostante questo, riesce a trovare una quadra che consente loro di offrire ai lettori una storia avvincente, originale e adrenalinica. Come ogni buon primo capitolo, veniamo salutati con molte domande e poche risposte, ma questa curiosità è la sana ansia che ci accompagnerà nell’attesa del secondo albo.

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