The Walking Dead 8: la recensione toccante (senza spoiler) del nono episodio “Honour”

Ed eccoci giunti all’episodio più atteso di questa stagione televisiva, la prima puntata della seconda parte di The Walking Dead 8 che, complice il cliffhanger dello scorso dicembre che ci aveva lasciati con il fiato sospeso, ci permette di riprendere a respirare anche se, in maniera empatica, il ritmo polmonare si adegua al respiro greve e sempre più affaticato di Carl.

Non voglio spoileravi nulla, ma oramai è chiaro che l’addio definitivo del giovane Grimes è vicino e questa puntata, dai toni tristi e sommessi ma qualitativamente superiore a quelle viste ultimamente, ci regala emozioni davvero forti.

Sono settimane che ci prepariamo a questo momento, diciamocelo con franchezza, e le lacrime di Rick ad inizio puntata, che rievocano lo stesso flashforward di inizio stagione con la citazione del Corano che tira in ballo misericordia e ira, sembrano finalmente trovare la propria ragion d’essere.

The Walking Dead arriva ad una svolta

Honour segna davvero un punto di svolta per la serie TV AMC, una singolarità mai affrontata prima d’ora, sia dai protagonisti, sia dal pubblico.

È un punto di non ritorno che, paradossalmente, guarda al futuro grazie proprio a Carl Grimes che domina l’episodio dall’inizio alla fine, seppur concedendo divagazioni che ci permettono di seguire Carol e Morgan (quest’ultimo più irriconoscibile che mai) in missione da guerriglia nel tentativo di liberare Ezekiel dal gruppo di Salvatori che ha preso il controllo del Regno.

The walking Dead 8

La donna, in precedenza, era riuscita a mettere in salvo la gente di Ezekiel, portandola in un posto sicuro; Morgan, invece, dopo aver abbandonato le postazioni di guardia al Santuario (con i Salvatori improvvisamente liberi), aveva ripiegato, solitario, nelle “retrovie”.

Il tutto mentre i sopravvissuti di Alexandria trovavano riparo nelle fogne dal raid degli uomini di Negan.

Gli angusti cunicoli fanno da cornice alla scocciante e rivelazione di Carl a Rick e Michonne: quel morso lo condanna e nulla ormai potrà salvarlo dal suo triste destino.

Un brevissimo flashback della mattina precedente, sulle note di At the Bottom of Everything, un fantastico e godibile pezzo country dei Bright Eyes, mentre Carl si lava e si cambia la camicia dopo essere stato morso per aiutare Saddiq, sottolinea come il personaggio interpretato da Chandler Riggs sia davvero qualcosa di diverso dal ragazzino impaurito ed indifeso degli inizi.

L’eredità di Carl

Carl, proprio come visto in un video tributo pubblicato qualche giorno fa, è cresciuto ed è maturato insieme agli spettatori che lo hanno accompagnato nel suo cammino verso la leadership e un crescente senso di abnegazione e rispetto per la sua gente che, come ribadito da Daryl, ha permesso a tutti di salvarsi dall’attacco improvviso di Negan.

Honour è l’apoteosi della benda sull’occhio e del cappello da sceriffo, il toccante addio ad un personaggio complesso e fondamentale per lo show, un protagonista che, con grande sorpresa riesce, nonostante la sua giovane età, a vedere oltre, a cristallizzare la vera essenza “umana” dell’apocalisse zombi.

L’addio di Carl è un lascito immane e fondante per i sopravvissuti e per il loro futuro (un’eredità che comprende anche il suo cappello da sceriffo), un futuro che si ricollegherà con uno struggente ponte emozionale a quelle visioni dell’indecifrabile Old Man Rick che ci hanno portati elaborare teorie su teorie.

Tutto finalmente ha un suo perché, i pezzi del puzzle sembrano andare tutti al proprio posto e, in una sorta di inno alla vita che va dal Corano al Vangelo (una sottigliezza che rende epica una splendida puntata), assistiamo ad un salvifico discorso di redenzione da parte del ragazzo morente.

Carl si fa portavoce (con quella poca che gli resta) di speranza e, parafrasando alla lontana evangeliche citazioni come “Amatevi come io ho amato voi” e “Amate i vostri nemici”, traccia un percorso e traguarda un obiettivo che lo stesso ragazzo chiede al padre, e a tutti gli altri (e anche ad un inedito Negan), di perseguire.

Si palesa così, tra la rassegnazione di Rick e Michonne, il rispetto di Daryl, l’impegno di Saddiq e le lacrime di tutti gli altri, l’estremo sacrificio del giovane Carl atto a garantire prosperità e una fondamentale, quanto inaspettata, risorsa per la sua gente.

The Walking Dead 8: la recensione toccante (senza spoiler) del nono episodio "Honour"

Ecco quindi Honour, l’Onore verso un personaggio che è stato fondamentale in otto anni di serie TV e che, alla ripresa di The Walking Dead 8, si prende sulle spalle l’onere di una delle puntate più riuscite dello show AMC.

La regia è convincente, con tagli e primi piani emozionanti, uso sapiente di flashback e flashforward, compreso quello imperdibile di Old Man Rick.

Una sceneggiatura che non lascia nulla al caso, piena di scene ben studiate, dialoghi intensi e passaggi sempre precisi ed azzeccati.

The Walking Dead conosce, come era prevedibile un nuovo exploit che, però, conferma quanto lo show continui ad andare sulle montagne russe e come necessiti di momenti forti ed intensi per risollevarsi dalla stanchezza in cui è sprofondato nel corso delle ultime stagioni, in attesa di una conclusione degna che, speriamo, possa arrivare presto e nel migliore dei modi.

Onore a Carl perché ci ha regalato una puntata da ricordare, una delle migliori della serie, forse la più toccante, la più emozionante e senza ombra di dubbio fondamentale per il futuro di un mondo circondato da morti e che, stranamente, ha dimenticato di vivere!