Mentre aspettiamo il film di Birthright, scopriamo perché questa è una buona notizia

É di pochi giorni fa la notizia che Cinco Paul e Ken Daurio, gli sceneggiatori dietro i film di Cattivissimo me, uniranno le loro forze a quelle della Skybound Entertainment di Robert Kirkman (Walking dead) e Universal Pictures per per portare in vita sul grande schermo le pagine del fumetto fantasy Birthright della Image Comics.

La Skybound non è nuova a questo tipo di annunci se consideriamo che Birthright è il terzo film al quale sta lavorando in collaborazione con Universal, dopo Invincible e Kill the Minotaur altri due fumetti che presto avranno i loro cinecomic.

Certo, il sodalizio tra la Skybound e la Universal Pictures sta iniziando ora a compiere i suoi primi passi ed è difficile sapere se tutti questi progetti vedranno effettivamente la luce. Ma il recente successo di saghe cinematografiche e serie tv ispirate al mondo fantasy fa ben sperare per il nostro Birthright.

Quindi anche se al momento resta il mistero su quale forma prenderà questo nuovo cinecomic (un film unico? una saga?) e non è ancora stata annunciata nessuna data, ci sono ottimi presupposti per essere ottimisti per un progetto che ha tutte le potenzialità per regalarci una delle trasposizioni più interessanti dal mondo dei fumetti a quello della celluloide.

Birthright non è il solito film fantasy

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Se avete intenzione di andare al cinema a vedere Birthright completamente ignari di cosa vi potrà attendere, questo è il momento di cambiare pagina. Se siete invece anche solo un po’ curiosi di sapere perché molto probabilmente Birthright sarà diverso dagli altri film fantasy che  avete visto finora, continuate a restare con noi.

Prima di tutto un minimo di storia. Birthright fa il suo debutto in america nel 2014 per mano di Joshua Williamson (storia) e Andrei Bressan (disegni), edito dalla Image Comics. La trama gira intorno alle avventure di un uomo misterioso che afferma di essere Mikey, un bambino scomparso solo un anno fa, e ora tornato dalla sua famiglia da un’altra dimensione chiamata Terrenos in cui il tempo è passato in modo differente. Il ritorno di Mikey è però legato ad una missione segreta che porterà nel nostro mondo creature fantastiche e antichi poteri che minacceranno il futuro stesso della Terra.

Un successo crescente, quello di Birthright, che ha accompagnato da subito la sua pubblicazione giunta ora al sesto volume, superando ben presto i confini degli States e giungendo anche qui da noi in Italia a fine 2015 grazie alla saldaPress che ne ha già pubblicato i primi 5 volumi.

Sono proprio gli elementi che hanno decretato questo successo editoriale che potrebbero trasformare Birthright anche in un successo cinematografico.

Il primo è il rapporto che esiste tra Terrenos e la nostra Terra. Infatti, Williamson e Bressen non si sono solamente “limitati” a dare vita ad un nuovo mondo, con la sua vasta geografia, i suoi pericoli, i suoi popoli e le loro culture. Un mondo che se portato sul grande schermo, con la giusta cura e attenzione, saprà stupirci ed affascinarci.

Con Birthright hanno deciso di andare oltre fondendo e alternando questa dimensione fantastica con quella della Terra dei giorni nostri, generando nuove alchimie dove gli elementi fantasy della storia a confrontarsi con quelli reali, per molti versi non meno complessi o pericolosi di quelli di Terrenos.

Ciò dona a Birthright una nota distintiva rispetto ad altre recenti produzioni fantasy; e chissà se questa sua originalità non possa incuriosire anche quegli spettatori in genere un po’ intimiditi davanti a storie ricche solo di spade, draghi e maghi malvagi.

Un altro elemento che potrebbe portare Birthright fuori dai canoni del classico fantasy è la scelta di una storia che, se pur ricca di magia, combattimenti epici e mostri, per molti versi racconta una dimensione spesso più umana che fantastica, con al centro una famiglia distrutta dal dolore per la scomparsa di un figlio, una madre in cerca di risposte, un padre che vuole il suo riscatto e un uomo, Mikey, che lotta contro un destino che ancora non riesce a capire.

Il successo di Birthright è poi sicuramente legato anche alla complessità dei personaggi e dei loro ruoli. Il concetto di Bene e Male, giusto o sbagliato, di vittima o carnefice, solitamente ben definiti e distinti nella epicità della narrativa fantasy, assumono qui contorni sfumati, spesso sovrapposti.

Non è tanto l’azione (comunque incalzante e spettacolare) che guida il ritmo degli avvenimenti, quanto l’evoluzione dei personaggi che, tra speranze, segreti, affetti traditi e ritrovati, illusioni e paure, scopriranno strade inaspettate per i loro destini.

Una sceneggiatura insomma ricca di colpi di scena che saprà tenerci incollati davanti allo schermo, così come ha saputo farlo davanti alle pagine del fumetto.

Un possibile successo da maneggiare con cura

Birthright ha quindi tutto il diritto di vedere il suo cinecomic trionfare ai botteghini. Vista la complessità di questo fumetto restano giustamente ancora molte domande su come la Skybound intenda portare in vita quest’opera, a partire dal dubbio su come gli inventori dei minions sapranno confrontarsi con i toni anche drammatici di questa storia (con lo spettro di recenti fallimenti anche di trasposizioni celebri come the Shannara Chronicles, che aleggiano sul futuro di Birthright).

Se Skybound e Universal decideranno però di credere veramente fino in fondo a questo progetto, investendo con la dovuta convinzione tanto sulla produzione quanto sulla scelta del regista, nonché degli attori chiamati a dare un volto ed una voce agli eroi di Birthright, potremmo presto avere nei nostri cinema un nuovo piccolo gioiello fantasy.

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