Contratto con Dio: la nascita della graphic novel – Recensione

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Graphic Novel è un termine che ormai fa parte della quotidianità di chi si aggira per il mondo del fumetto, una definizione che sembra esistere da sempre. Ma sono pronto a scommettere che pochi, pochissimi si ricordano ormai che questo concetto è comparso per la prima volta nel 1978, quando un certo Will Eisner (dimmi niente, eh) ha cercato di spiegare come fosse arrivato al rivoluzionario stile che consacrò il suo Contratto con Dio.

Vi faccio una richiesta, con il cuore. Solitamente sono dell’idea che ognuno debba avventurarsi nel mondo del fumetto libero da consigli o indicazioni, ma per Contratto con Dio vado contro questa mia convinzione. Questo volume va assolutamente letto. Il perché ve lo lascio dire dallo stesso Eisner

“Nel 1978 incoraggiato dalle opere di sperimentatori come Otto Nuckel, Franz Maserel e Lynd Ward- che negli anni Trenta del Novecento pubblicarono dei romanzi privi di testo e narrati solo attraverso il disegno-, mi cimentai in un lavoro impegnativo, che in parte riprendeva il loro esempio… Lo chiamai ‘graphic novel'”

Eisner ha coniato un termine che noi oggi usiamo spesso, forse abusandone. Il disegnatore americano voleva raccontare con un taglio diverso, più crudo se vogliamo, una realtà che era parte anche del suo vissuto. Alla base di Contratto con Dio c’è la voglia di raccontare uno spaccato di vita reale di una New York che oggi non esiste più, ma che ha forgiato una generazione di newyorkesi che ha affrontando periodi incredibilmente duri e che, se raccontati oggi, sembrano appartenere ad un secolo remoto.

Contratto con Dio è la genesi delle graphic novel, il primo esempio di un nuovo modo di conciliare testo e fumetto

Il lavoro di Eisner voleva unire una narrazione scritta pulita e chiara, affiancandola a disegni che sapessero spingere oltre l’empatia tra storia e lettore. L’intento era di usare il caseggiato di Dropsie Avenue, nel Bronx, come un’immensa scatola da cui estrarre delle storie che parlassero non solo della New York che fu, ma di condizioni umane senza tempo, eterne. Questo obiettivo, raggiunto in pieno da Eisner, ha consacrato il suo lavoro nell’Olimpo del fumetto.

Il titolo è riferito al primo dei quattro racconti che compongono l’opera: Contratto con Dio, Il cantante di strada, Super e Cookalein. In ognuno di questi quattro capitoli, il Bronx è il palco di una tragedia umana, vissuta tramite la vita di personaggi incredibilmente realistici, vitali. Che si tratti di analizzare il rapporto con il divino o con la delusione dei sogni infranti, che si mostri l’ingiustizia di una vita o il cinismo di alcuni, Eisner sa sempre come creare un perfetto equilibrio tra il disegno ed il testo, presenza fondamentale in questo volume.

La più nota di queste storie è Contratto con Dio, la storia di Frimme Hirsche, ma fin dalla mia prima lettura ho sempre preferito Super. Il titolo si riferisce allo slang con cui venivano chiamati i tuttofare e amministratori dei caseggiati negli anni ’30, ed è la qualifica professionale di mr Scuggs, burbero e iroso super del caseggiato di Dropsie Avenue. L’uomo, amico solo del suo cane Hugo, ci viene presentato inizialmente come un uomo deprecabile, ma Eisner ha la capacità con il disegno solamente di mostrarci tutto il mondo interiore dell’uomo. Lo sguardo malinconico, la tenerezza con cui sfama il suo unico amico e l’affogare nell’alcol la sua solitudine sembrano di rivalutare il personaggio.

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Immagine per cortesia di Rizzoli

Super è nato dal ricordo della figura del misterioso factotum che gestiva il condominio in cui viveva Eisner nella sua infanzia. Il resto della storia è un affresco spietato e crudo in cui solitudine, perfidia e incomprensioni si intrecciano, sullo sfondo di una società complicata, che nei quattro racconti di Contratto con Dio riesce anche a mostrare una forma di rispetto reciproco, una voglia (o forse più necessità) di trovare una legge di convivenza che sproni al sostegno reciproco. Amaro utilitarismo travestito da senso di comunità, o viceversa? Uno dei misteri insoluti contenuti in Contratto con Dio .

Stilisticamente, Eisner ha un tratto unico, inimitabile. Non è solo il suo modo di disegnare i soggetti, poco realistico e più virato alla caricatura in certi punti, ma la costruzione della singola vignetta, che cerca di conquistare il lettore più per il carico emotivo che non per la verosimiglianza alla realtà. Il modo in cui Frimme Hersh sembra quasi rivolgersi al lettore quando finalmente stipula un nuovo contratto con il suo Dio, le pulsioni fomentate dall’alcol di Scrugg o la rabbia vendicativa di Beeny in Cookalein sono tutti resi al meglio, con personalità, caricando le scene di emotività sia per le inquadrature che per le pose dei personaggi. Eisner riesce a entrare anche nei dettagli visivamente più pruriginosi senza scivolare nel volgare, anche le nudità femminili sono presentate se funzionali alla storia, sempre in modo naturale, rispettoso.

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Immagine per cortesia di Rizzoli

Contratto con Dio non è solo l’opera più coinvolgente e stilisticamente importante di Eisner, ma è sopratutto uno dei quei punti di svolta nella storia dei fumetti che va conosciuto, valorizzato, amato. Rizzoli ne ha stampato in questo periodo una nuova edizione, arricchita da un’introduzione di Scott McCloud in cui viene non solo presentata l’opera ma lo spirito stesso di Eisner. Dopo una breve nota storica sull’autore, troviamo l’introduzione scritta dalla stesso Eisner ad una versione di Contratto con Dio nel 2004, in cui ci spiega la nascita di questo monumento del fumetto.

Contratto con Dio è un’opera che non può e non deve mancare nella libreria di un amante dei fumetti e delle graphic novel in particolare.

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