Dark: l’inquietudine tedesca arriva su Netflix – Recensione

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Dark è la nuova serie televisiva tedesca prodotta da Neflix, uscita l’1 dicembre in tutti i paesi in cui il servizio on demand è disponibile.

Il genere non è ben definito, ma spazia tra vari, prendendo elementi che vanno dal thriller, al drammatico, al fantascientifico e al distopico.

La storia alterna tre cicli narrativi strettamente legati, intrecciati tra loro grazie ai personaggi e alle loro storie. Il primo ciclo è ambientato nel 2019, un futuro molto prossimo quindi, ma che per i protagonisti è quello che viene definito presente.

Si apre con le ricerche di un ragazzino scomparso, cosa che ha scosso l’intera cittadina di Widen e da cui sembra partire tutto quanto.

La serie segue il punto di vista di alcuni compagni di scuola del ragazzo scomparso, e dei loro famigliari. Sono proprio questi poi a portarci nel secondo ciclo narrativo, ambientato nel 1986.

Si cominciano a scoprire più cose su ciò che riguarda gli intrecci tra le varie famiglie, sulla città e sulla centrale nucleare al centro di numerose polemiche.

Infine, l’ultimo ciclo narrativo, ambientato nel 1953, viene introdotto verso la fine della stagione attraverso la scelta di uno dei personaggi principali.

Dark, primo serial tedesco di Netflix, in bilico tra suggestione emotiva e lentezza narrativa

Purtroppo, il ritmo narrativo di Dark è il punto più dolente in assoluto di questa serie.

È lento, ma senza cadenza, è una storia che scivola e a tratti incespica per far capire cose che potrebbero svolgersi molto più velocemente senza arrecare alcun danno alla visione.

Scelta stilistica o enorme distrazione che sia, in ogni caso il ritmo non dà scampo e gli eventi si succedono anche fin troppo lentamente, nonostante le idee e gli spunti per una serie originale e coinvolgente ci siano tutti.

Indubbiamente qualche riferimento qua e là (voluto o meno) è stato colto.

Ricordiamo Stranger Things con il gruppetto di amici e la scomparsa di un ragazzino, i portali, lo scienziato ed i viaggi nel tempo degni di Fringe.

Persino l’impermeabile giallo di uno dei protagonisti rimanda a It, assieme anche al ciclo di ripetizione attorno ai 30 anni di un mostro che se la prende coi bambini.

Tutti questi riferimenti potrebbero passare per degli omaggi a film o serie TV culto, ma la verità è che tutta la serie fa un uso un po’ troppo marcato ed esagerato di queste particolarità, per essere davvero considerate solo semplici citazioni.

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Se il ritmo è il punto dolente, la fotografia e le musiche sono decisamente la forza dello show.

I tagli delle inquadrature sono ricercati, restando comunque semplici e completi, pieni di spessore e significato, regalando una visione della storia che magari non ripaga della pesantezza dello svolgimento, ma di sicuro affascina per la bellezza delle scene.

Le musiche poi, accompagnano i momenti salienti dando la giusta intensità alle scene, ma scemando un po’ troppo in fretta lasciando una sensazione di vuoto.

Ennesima scelta stilistica? Potrebbe darsi, anche se, per quanto mi riguarda, non avere un sottofondo che mi accompagnasse nella visione della serie mi ha un po’ annoiata.

L’ultimo argomento che ci rimane da trattare su Dark sono gli attori.

Mettendo le mani avanti e ammettendo di non averla guardata in lingua originale, devo dire che sono rimasta affascinata da alcuni di loro per ciò che riuscivano a trasmettermi, nonostante la serie non mi abbia preso più di tanto.

Un paio di loro erano totalmente insipidi, ma vuoi per le inquadrature, vuoi per lo svolgimento dei fatti, c’è da dire che sono stati tagliati fuori abbastanza in fretta dai cicli narrativi.

Menzione obbligatoria a Oliver Masucci, tedesco di origini italiane noto per aver interpretato Adolf Hitler in Lui è tornato.

L’aspetto burbero di cattivo dallo sguardo affilato lo aiuta ad interpretare decisamente bene il ruolo di Ulrich Niesen (quello del 2019, ndr) un poliziotto, ex delinquentello in gioventù, che tenta di risolvere in tutti i modi il mistero di Widen che si infittisce con le diverse sparizioni di ragazzini, tra cui anche il figlio dello stesso Ulrich.

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Tirando le somme Dark è sicuramente una serie controversa, una di quelle che una volta finite non si sa bene cosa ti lasci o cosa tu abbia appena visto, con infiniti intrighi e sotterfugi; e probabilmente un altro binge watching della stessa è un po’ difficile da fare, visto il ritmo pigro e quasi soporifero.

Detto ciò però, siamo del tutto sinceri nel dire che fotografia e colonne sonore meritino uno sguardo (e un orecchio) approfonditi, ma uomo avvisato, mezzo salvato: fatelo solo se riuscite a sostenere l’eccessiva lentezza narrativa che purtroppo la caratterizza!

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