Il regno di Fanes: il folklore italiano diventa fumetto! – Recensione

il regno di fanes cover

Abituati come siamo alle grandi epopee fumettistiche, spesso dimentichiamo come il nostro folklore nasconda alcune storie epiche che non hanno nulla da invidare a saghe a basi di supereroi e simili. La dimostrazione è un volume targato Manfont, Il regno di Fanes, un progetto che nasce partendo dall’amore per il proprio luogo natio, come racconta nell’introduzione Zeno Kastlunger.

Il racconto di Il regno di Fanes è la versione graphic novel di una popolare leggenda del nord-est italiano, una nota folkloristica che ancora oggi permane all’interno di ricorrenze paesane e storie raccontate ai più piccoli. Il merito di ManFont è aver avuto il coraggio di raccogliere questa sfida, regalando ai lettori un’avventura dal taglio epico-fantasy, mantenendo un contatto con luoghi che appartengono al mondo reale.

Il regno di Fanes è un’attenta valorizazzione della ricchezza folkloristica italiana, sforzo lodevole di ManFont

Queste leggende appartengono ad una tradizione che nei secoli ha rischiato di perdersi, data la trasmissione orale. Negli anni ’30 una prima operazione di preservazione di questa ricchezza culturale è stata tentata dallo studioso Karl Felix Wolff, che con il suo Leggende delle dolomiti ha cercato di dare nuova speranza di vita a questo ricco patrimonio folkloristico. A dare nuova linfa a questa nostra ricchezza culturale è proprio Il regno di Fanes, che sfruttando il successo e la facile accessibilità del media fumetto può appassionare nuove menti a questa meravigliosa leggenda.

il regno di fanes copertina

L’origine di questa saga epica è persa nell’età del Bronzo, quando nella zona dolomitica viveva un popolo passato dalla storia al mito con il nome di Fanes. Come spesso accade, il passare del tempo arricchisce il mito, e in Il regno di Fanes vediamo questo popolo come un florido regno. A governare i Fanes è una casa regnante che combatte tra il rispetto delle tradizioni della regina, di stirpe Fanes, ed il suo sposo, un principe straniero che vorrebbe espandere i domini del regno, anche contravvenendo all’indole pacifica dei Fanes. Naturalmente, non può mancare l’elemento magico, incarnato dalla tradizione che vuole la famiglia regnante legata al simbolo della propria terra, le marmotte.

Il regno di Fanes è il racconto della vita di Dolasilla, figlia primogenita dei regnanti di Fanes, che accompagnando il padre durante uno dei suoi viaggi d’esplorazione, entra in contatto con un tesoro, reclamato anche da alcuni nani. Dopo un diverbio con il padre, Dolasilla, buona d’animo, decide di schierarsi con i nani, donando loro una scatola argentata appartenente al tesoro e dai nani bramata. All’interno è contenuta una misteriosa polvere, l’unico strumento che i disperati nani possono usare per interrompere un’antica maledizione che grava sul loro popolo. Sparsa la polvere in un lago, i tre redenti nani svelano a Dorasilla che da quel lago nascerà un tesoro che potrà rendere potente il regno di Fanes. Ma non solo! Come ricompensa per la sua bontà, Dolasilla riceve la scatola stessa, che i nani le rivelano essere forgiata con un argento magico, da cui sarà possibile ricavare un’armatura magica.

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Schiavo della sete di potere, il Re dei Fanes farà forgiare l’armatura, indossabile dalla sola Dolasilla. Dall’argento della scatola viene creato anche un magico arco, mentre dal lago in cui i nani gettarono la polvere fatata vengono raccolte delle canne, di puro argento, che il re trasforma in frecce per l’arco di Dolasilla. La povera ragazza diventa uno strumento del padre, sempre più smanioso di conquiste e di espandere il proprio regno.

La trama di Il regno di Fanes dona a questa tradizione delle Dolomiti un più ampio respiro, in cui l’aspetto folkloristico viene esaltato da una narrazione epica che unisce tutti gli elementi, valorizzandone ogni aspetto rendendola un’appassionata storia fantasy. Non mancano i passaggi tipici di un’epopea di genere, come la predestinazione degli eroi o il contrasto interiore da dovere e ambita libertà di scegliere la propria direzione di vita. Tutto questo si amalgama alla perfezione con la tradizione orale delle Dolomiti e del suo mito, un senso di appartenenza valorizzato dai nomi e soprannomi tipici dell’idioma locale, oltre che dai paralleli con i paesaggi ancora oggi godibili in questo angolo d’Italia.

Fare un parallelo tra Il Regno di Fanes ed il mio originale sarebbe un torto ad entrambi. La tradizione orale ha sicuramente un fascino più genuino e sentito, specie se tramandata da chi vive quei luoghi e ne respira da sempre le leggende. Il volume di ManFont vuole essere un tramite generoso con cui condividere il fascino di questa epica con un ampio pubblico, un custode di un tesoro che rischia di perdersi nel mondo moderno.

Questa caratteristica de Il regno di Fanes si è raggiunta affidando la sceneggiatura ad uno dei nomi più noti del racconto fantastico a fumetti nostrani, Federico Memola. Già autore di personaggi come Jonathan Steel o saghe di ispirazione fantasy come Agenzia Incantesimi, Memola ha avuto il compito di adattare questa leggenda delle Dolomiti ad un formato a fumetti, adattando il folklore al gusto dei lettori. Ad aiutare Memola è stata proprio la storia, incredibilmente appassionate, epica. Il ritmo della narrazione sembra ispirarsi a quello dei cantastorie, con didascalie che guidano il lettore con delicatezza e meraviglia alla scoperta di un mondo magico e brutale, ma sempre affascinante.

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L’estro narrativo di Memola può contare sui disegni incredibilmente ispirati di Federico Vicentini. Il regno di Fanes è una storia fantasy a pieno titolo, Vicentini ha il difficile compito di offrire una visione in cui città sotterranee e paesaggi montani coesistano in modo credibile. Nonostante qualche tavola un po’ imprecisa e delle scelte stilistiche a tratti forzate, Vicentini riesce comunque a presentare un’ambientazione piacevole, segno che dietro Il Regno di Fanes ci sia la mano (e l’occhio!) di un disegnatore attento, capace di valorizzare il tessuto narrativo fantasy senza mai strafare. Il tocco finale spetta ai colori di Teresa Marzia (aiutata da Daniela Barisone e Gabriele Zibordi), che specialmente nelle scene di paesaggi sanno come valorizzare la storie de Il Regno di Fanes.

La vera forza di Il regno di Fanes è il sapere coinvolgere i lettori in una saga eroica di stampo fantasy, sorprendendoli nel mostrare come all’interno delle leggende e dei miti italiani ci siano storie che sono a tutti gli effetti delle saghe epiche che non hanno nulla da invidiare a miti più blasonati, come il ciclo arturiano o la Chanson du Roland. ManFont ha mostrato nuovamente come si possa far convivere all’interno di una realtà editoriale diverse linee narrative, basandosi su professionalità degli autori e rispetto per la storia.

In chiusura di Il regno di Fanes, Memola ricorda come questo racconto sia solo parte di un più ampio corpus narrativo del folklore locale. Mi auguro che questo volume sia solo il primo di una lunga serie, il capostipite di una collana di fumetti in cui vengono riproposti i miti e i racconti tradizionali nostrani, di ogni regione, salvandoli da un ingiusto oblio.

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