Mars, la fantascienza possibile – Recensione

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Mars, il confine tra scienza e fantascienza si fa sempre più sottile

Il pianeta rosso ha sempre esercitato un grande fascino sull’immaginario umano. Dall’antichità che lo vedeva come una divinità, si è passati a vederlo come un corpo celeste ed infine per anni è stato uno degli ambienti preferiti della narrazione fantascientifica. In questi giorni, abbiamo una nuova modalità di vivere questo vicino pianeta, grazie a Mars, serial peculiare presente nel catalogo di Netflix.

Progetto nato e tramesso in precedenza su National Geographic Channel, Mars mescola il fascino di un serial fantascientifico con l’anima divulgativa tipica di National Geographic. Il combinare avventura e scienza non è un compito semplice, una problematica che ha convinto i produttori ad avvalersi di nomi celebri dello show biz hollywoodiano, come Ron Howard (Apollo 13) e Brian Gazer.

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Difficile dire quale anima di Mars,se la divulgazione o la fantascienza, prenda il sopravvento. Si tratta di una particolarità positiva, perché era proprio questo lo scopo del progetto. Non si vuole dare agli spettatori la sensazione di assistere ad un racconto puramente fantascientifico come The Expanse, ma si cerca di offrire una visione di una possibilità concreta sulla colonizzazione del pianeta rosso.

Ambientare il primo contatto tra Marte e umanità nel 2033 aiuta a vivere Mars come un semplice sguardo dietro l’angolo lungo la strada dell’esplorazione dello spazio. La veridicità scientifica è un punto imprescindibile di Mars, che si basa su testi come How we’ll survive on Mars di Stephen Petranek e pareri autorevoli di scienziati, sempre più coinvolti nel cinema fantascientifico. Lo scopo di Mars è eliminare quella separazione tra divulgazione scientifica e fantascienza. Chiariamo, per quanto sia stato entusiasmante un film come The Martian, Mars è una spanna superiore.

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L’intreccio tra realtà e futuribile è la chiave della bellezza di Mars. Pensato come una docufiction, l’alternanza tra il nostro presente, presentato come il primo passo della missione Dedalus, e il contatto con il suolo marziano è un percorso affascinante. La presenza nella produzione di cineasti ed esperti di cinema consente di valorizzare inquadrature da blockbuster e di creare una profondità narrativa in cui gli astronauti sembrano reali, veri pionieri dello spazio.

Vedendo Mars, ad un certo punto, ho lentamente perso il confine tra reale e immaginario. Vedere i pezzi che nell’economia della serie sono ricordi dei primi istanti di questa incredibile avventura, ma che coincidono con il nostro presente, è entusiasmante. Elon Musk e la sua SpaceX sono i mattatori di queste parti, vista la passione e la forte volontà del magnate di realizzare questo ambizioso piano. Veniamo portati all’interno del tink tank di Musk, assistiamo a riunioni operative del suo team nella progettazione di ambienti e attrezzature.

A questo, si unisce l’intervento di personalità scientifiche come Neil deGrasse Tyson, che riescono con semplicità a spiegare quali siano i lati affascinanti di questo viaggio, ma soprattutto le potenziali minacce a questa avventura.

E a questo si lega il tono di dramma ed avventura di Mars. Seguendo un approccio duro e non illusorio, la missione Dedalus incontra subito delle difficoltà. Lo spettatore partecipa a queste difficoltà, vive la loro ansia ed è coinvolto dallo sforzo dell’equipaggio nel risolvere i problemi che sorgono durante la missione

Ma non è solo la scienza al centro dell’attenzione di Mars. Anche il lato umano di questa spedizione viene presentato con emozione e cura. Il rapporto tra le due gemelle Joon e Hana, non è un semplice espediente narrativo, ma è basato sull’esperienza diretta dell’astronauta Scott Kelly, che ha vissuto questa fatica durante il suo test sulla prolungata esposizione del corpo umano all’assenza di gravità sulla ISS.

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Ogni atteggiamento e dinamica interpersonale dei protagonisti di Mars viene studiata in modo da rappresentare una potenziale reazione sperimentabile da reali astronauti. Vedendo questo spettacolare show, si nota che non viene raccontato un freddo documentario, ma si vuole mostrare l’impatto emotivo di questa avventura. Non si narra una sequenza di eventi, ma ci si concentra sulla crescita dei personaggi, sono loro a raccontare l’impatto della colonizzazione di Marte, attraverso le piccole vittorie quotidiane o i dolori delle sconfitte e perdite.

Le voci che ci accompagnano come narratori si alternano, ma sono sempre puntate su una ricerca di empatia tra spettatori e storia, con una colonna sonora sempre studiata per enfatizzare questa tensione emotiva, con immagini anche di repertorio che esaltano quanto spiegato o raccontato.

Mars non è facilmente catalogabile. La nuova tendenza di unire divulgazione a narrazione futuribile è un’ottima strada per avvicinare gli spettatori ad un nuovo modo di intendere l’entertainment e la componente educativa. Siamo arrivati ad un equilibrio in cui il documentario si toglie la nomea di noioso e diventa magnetico, si adegua alle esigenze di un pubblico che oltre al divertimento cerca un qualcosa di più profondo e realistico. Mars annulla la separazione tra scienza e fantascienza, annebbia un confine che si fa sempre più sottile.

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