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Riot: Civil Unrest, l’altra faccia delle proteste civili in arrivo su Steam

Riot: Civil Unrest, il controverso simulatore di proteste, si appresta ad arrivare su Steam come Early Access

Capita spesso di domandarsi come possa nascere l’idea di un videogame, specie quando siamo di fronte a titoli che toccano argomenti delicati. Riot: Civil Unrest ha avuto una genesi decisamente particolare, oltre ad essere legata alla nostra nazione.

Leonard Menchiari, ex dipendente Valve, cinque anni fa ha preso parte alle proteste no-TAV che hanno animato la Val Susa, con lo scopo di fermare la costruzione della controversa linea ferroviaria ad altra velocità. Durante gli scontri tra manifestati e polizia, Menchiari non è stato colpito solo dall’evento in sé, ma anche da un altro aspetto: i poliziotti sembravano aver paura, proprio come i manifestanti.

Questa rivelazione è stato il punto di partenza di Riot: Civil Unrest. Solitamente gli RTS si basano su battaglie storiche (come la serie Total War) o di pura fantasia (stile Starcraft o Dawn of War), ma l’idea alla base di Riot: Civil Unrest è quella di creare un “simulatore di rivolte in tempo reale“. Un simile intento si scontra inevitabilmente con il problema di caratterizzare in modo accorto le motivazioni politiche e personali che sono alla base di questi eventi. E la soluzione è sembrata quasi immediata: tutti gli eventi presentati, raccolti in quattro scenari, sono basati su eventi realmente accaduti nella scorsa decade. Ma il team di Riot: Civil Unrest non si è spaventato di una possibile ricaduta per questa decisione?

Si e no” commenta Ivan Venturi, producer di Riot “In Italia nel 2015, il gioco è stato menzionato da Franco Maccari, segreario generale del COISP, che lo ha considerato come un istigatore di violenza, ottenendo l’eco anche di un importante quotidiano italiano. Ma non eravamo spaventati da questa reazione, visto che uno dei nostri obiettivi era di far prendere consapevolezza alla gente di aspetti che solitamente non conosce

Riot ci consente di vestire i panni del protestante o quelli delle forze di polizia, in modo da fare esperienza con entrambi i due schieramenti di una protesta. Una risoluzione pacifica è sempre contemplata, e se raggiunta conferisce dei bonus che possono essere usati in successivi ingaggi. Ad esempio, una protesta non violenta mette la polizia in uno stato di attenzione tale che in seguito sarà meno restia ad intervenire, sapendo della presenza della stampa. Tuttavia, la forza letale della polizia è sempre un’opzione, che sia il risultato di un’aggressione dei protestanti o di un assalto preventivo.

“La chiave di Riot è la violenza, certo, e si può usarla con entrambe le fazioni. Ci si sente obbligati ad usare la violenza se il nostri obiettivo è di distruggere qualcosa, o se dobbiamo sgombrare una zona da gente armata. Ma la violenza è anche il nostro peggior nemico, la chiave di Riot è di raggiungere lo scopo usando la minor quantità possibile di violenza”

La natura emotiva di questa tipologia di scontri è replicata con un insolito schema di controllo. Apparentemente, è una pratica classica: si seleziona un gruppo di personaggi, con un click del tasto destro del mouse li si dirige in una direzione, impostando una mentalità aggressiva o difensiva. Se impersoniamo la polizia, possiamo anche stabilire la formazione da assumere. A questo si aggiungono quattro abilità di scontro, dal lancio di pietre agli scudi anti-sommossa, compresa una Social Media che consente ai protestanti di chiamare rinforzi, abilità che comprende un cooldown.

Se il meccanismo di Riot: Civil Unrest sembra chiaro, più complicata è la reattività. In un contesto reale, assembramenti di persone, che siano cittadini o professionisti, sono comunque soggetti a stimoli emotivi, portandoli a reagire in maniera imprevedibile.  Un gruppo di persone spaventate potrebbe non reagire secondo delle direttive, o addirittura scivolare in accessi di violenza.

“Riot è un RTS, ma non nel senso classico. In una rivolta reale, confusione e disordine sono come un catalizzatore. La folla, ma in un minor grado anche la polizia, vengono dominati da eventi imprevedibili, e le emozioni di ogni singola persona sono un fattore da considerare. Paura, panico, rabbia, calma… i leader e le persone da seguire… tutto questo genera una situazione in costante evoluzione, nel caso dei protestanti questo diventa il ‘plasma’ dei personaggi. Ma gli stessi parametri interessano le forze di polizia, considerando anche le diverse regioni in cui ci troviamo. Ad esempio, la polizia in Egitto non sarà così disciplinata come la sua equivalente spagnola”

“Abbiamo deciso di tenere in considerazione questa profondità, anche se rende Riot complesso da gestire e giocare, ma mantiene una caratteristica di realismo e unicità. Tuttavia, se giocato con un livello di difficoltà bassa, la IA del gioco non terrà conto di tutti questi parametri ‘realistici’, il che significa che avremo un maggior controllo di tutti e riusciremo a soverchiare più facilmente la IA”

Questo elemento si è addolcito durante lo sviluppo di Riot: Civil Unrest. Originariamente, la IA di squadra era molto più autonoma, ma il team di sviluppo ha scelto di limitare questa caratteristica, in particolare alle difficoltà più basse, per raggiungere un miglior bilanciamento tra realismo e divertimento. Che questo equilibrio sia stato raggiunto lo si scoprirà quando il titolo raggiungerà l’Early Acces di Steam il 6 dicembre.

“Non siamo troppo preoccupati…magari solo un pochino. Ma saremo molto vigili. Il sistema di controllo è il punto chiave su cui vogliamo fare test e vedere come risponde la community. Studieremo analytics, parleremo con i giocatori e se necessario modificheremo le cose, aggiungendo il necessario per rendere Riot il miglior gioco possibile”

Dopo aver visto come rappresentazioni di eventi storici più remoti sono stati accolti in titoli come  Battlefield 1 o Call of Duty WWII, Riot: Civil Unrest andrà certamente a toccare qualche nervo scoperto. Non deve però sfuggire agli occhi di critica e pubblico l’intento che ha portato alla creazione di questo titolo, il voler mostrare la dinamica delle proteste, descrivendole da entrambi i punti di vista degli schieramenti. Ironicamente, un videogioco con elementi violenti potrebbe essere la più pacifica forma di protesta.

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