Outcast 14: Una nuova via – Recensione

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Outcast continua la storia di Kyke Barnes nella sua lotta contro le possessioni demoniache

A seguito degli eventi importanti avvenuti nello scorso numero di Outcast, ovvero il funerale di Sidney, il capo dei “posseduti”, il ravvicinamento di Kyle alla moglie e, soprattutto , la lenta e inesorabile riscoperta del rapporto padre e figlio unitamente al racconto dei poteri che gli outcast dispongono, Kirkman ci parta verso nuovi orizzonti di narrazione.

L’inizio di questo albo, Una nuova vita,  sembra un invito alla normalità, i, diavolo è stato sepolto, e alcune credenza sono ribaltate: bellissima la vignetta in cui la figlia di Kyle dice alla madre “mamma (…) tu mai hai detto che il diavolo non esiste” e Allison risponde “mi sbagliavo”.

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Secondo Kirkman, tutto è, o dovrebbe essere, frutto di un equilibrio tra bene e male. Poi succede qualcosa e tale equilibrio, per qualche arcano motivo viene meno. La narrazione avviene tramite didascalie e splash page metafisiche.

C’è qualcosa che sfugge tra le maglie di queste pagine, che fin dall’esordio della serie ci fa interrogare sulla possibile esistenza di altri oustcast. Simon ne è la prova, ma il suo stesso racconto sulla provenienza di questi poteri fa intendere che esiste la possibilità che atri reietti si nascondano o che non sanno gestire questo dono.

La paura domina però i sentimenti dei cari la cui vita ruota attorno a quella di Kyle, il quale è sottoposto dal padre ad una severa prova per conoscere i propri limiti, ma è una prova non volta alla distruzione del nemico, come è stata quella di Sidney, ma a una seconda possibilità: il “salvali” della pagina con Kyle al centro è emblematico.

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Nel frattempo il reverendo Anderson diventa il centro dell’attenzione per un suo manipolo di fedeli. Il personaggio appare anche in certi casi grottesco, anche grazie ai tratti fugaci di Alzaceta, e son un ego ed un orgoglio smisurati. Nonostante tutto i fedeli che si radunano attorno a lui sono facilmente influenzati e trovano sicurezza. Al di là il suo punto di vista, comunque il focus con Kyle è similare, là fuori c’è un gran numero di posseduti che vanno sconfitti con un altrettanto pari forza, che deve essere comunque radunata.

In questi episodi Il team artistico imprime una nuova forza alla storia. Se prima avevamo si era faccia a faccia con l’oscurità e la paura, ora il nemico ha un volto e un nome. Con Sidney avevamo dapprima una persona distinta che ostentava sicurezza e sorrisi, che successivamente si rivelava essere un mostro; ricordiamoci sempre che un manipolo di posseduti si sta per riorganizzare.

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Come visto abbiamo un reverendo Anderson rivitalizzato, ma non si sa se questo possa essere un bene oppure no. Sta diventando un personaggio senza controllo, che ha sorpassato molti limiti imposti dal suo essere, dal suo credo e dalla sua morale, e la cui imprevedibilità potrebbe nuocere in futuro a Kyle se non trovano un punto d’incontro.

Alzaceta è sempre un maestro nella trasposizione delle espressioni dei volti, che sempre si adattano bene alla situazione e aiutano di più a comprendere l’azione che si svolge. Se la prima parte di questo albo è da considerasi di transizione, la seconda parte, invece è da intendersi come punto di ripartenza.

A questo punto nessuno può considerarsi al sicuro, ma la realtà, là fuori, al buio, è un po’ meno spaventosa, e attraverso il buio, nella consapevolezza del proprio essere, si può intravedere una fioca luce.

Arrivederci al numero 15!

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