Tiè, quando la iella sfida le leggi! – Recensione

Tiè, quando sfortuna e leggi si coalizzano contro i giocatori!

Se c’è una cosa che spesso spaventa noi giocatori è il regolamento. Capita di aprire le scatole dei vari boardgame e venire terrorizzati da manuali imponenti e quantità impossibili di regole; se avete anche voi questa fobia, aprendo la scatola di Tiè, potete stare tranquilli: il regolamento è semplicissimo, giusto una facciata!

Questo striminzito manuale viene però bilanciato dal contenuto della scatola di gioco, la quale sfoggia una grafica che ricorda la fattucchiera di una fiera di paese, uno stile che ritorna anche nei disegni delle carte che animano Tiè.

Sotto il regolamento, troviamo infatti L’Amuleto del Fato (un oggetto dai nefasti poteri!), 64 carte Tiè e il mazzo delle Carte Legge, diviso in Inizio Legge (16) e Fine Legge (30). Recuperati dei compagni di gioco (massimo 8), possiamo cimentarci in una partita, che difficilmente supera i 30 minuti.

Questo party game creato da Dario Massa e distribuito da CosplaYou è pensato infatti per essere semplice e rapido, senza far perdere i giocatori all’interno di un labirinto di regole, ma si affida ad un concetto semplice: non infrangere la legge. Quale? Semplice, tutte!

All’inizio di una partita di Tiè, ogni giocatore dovrà pescare una carta dal mazzo Inizio Legge e una da quello di Fine Legge. La combinazione delle due descrizione costituisce la propria Legge, un imperativo che non possiamo infrangere e che abbiamo il rigoroso dovere di imporre anche agli altri! Scopo del gioco è sfruttare questo elemento di mistero legato alle altrui leggi per liberarsi il più rapidamente possibile delle proprie carte, impedendo ai nostri avversari di batterci sul tempo e usare le loro leggi contro di noi!

Questo nostro compito di controllo sarà condiviso con gli altri giocatori, che vigileranno a loro volta sulle nostre mosse. La difficoltà del gioco è riuscire a capire quale sia la legge che domina le azioni dei nostri avversari, in modo da non incappare nella loro denuncia, che viene lanciata tramite un sonoro ‘Tiè’! Chi trasgredisce, è costretto a pescare una nuova carta dal mazzo Tiè.

tiè 1 carte

Naturalmente, non sapendo se l’accusa sia motivata, abbiamo il diritto di difenderci, accusando a nostra volta di bluffare il nostro accusatore. E qui il gioco cerca di animare la situazione: in caso l’accusatore abbia mentito, sarà costretto a pescare due carte, mentre se è realmente stata infranta una legge, il trasgressore mostra le proprie carte Legge, le cambia e pesca due carte.

Il meccanismo di gioco che anima Tiè è, come detto, semplicissimo. Forse troppo, visto che le partite non offrono quel senso di partecipazione e di suspance che si spera; nella dinamica ricorda una fusione di elementi da altri giochi di carte, risultando forse più adatto ad un pubblico di giovanissimi che non adatto ad un target più maturo (non solo anagraficamente, ma anche a livello di esperienza nel campo dei board game).

Nonostante l’idea divertente di dare ad ogni carta l’aspetto di una sfortuna (dai gatti neri alle bucce di banana) e dare a Tiè un tono di sfida alla iella, la sostanza del gameplay non ne viene arricchita e non permea all’interno della dinamica di gioco. Peccato.

L’unico guizzo di dinamismo arriva se si usa la Modalità Amuleto del Fato, utilizzando l’amuleto compreso nella scatola, si può scegliere infatti di vedere una delle due carte Legge di un avversario, a patto di avere sette o più carte in mano. Piccola alternativa che anima un po’ il gioco, ma senza variarne eccessivamente il ritmo.

Ad invogliare all’acquisto ci pensa sicuramente il prezzo contenuto, anche se bisogna comunque considerare che si tratta di un party game che rischia di mostrare tutta la propria verve nel giro di pochissime partite.

50%
Voto Finale

Tiè

Tiè cerca di offrire un'esperienza il più divertente possibile e, a tratti, ci riesce, senza però aggiungere novità al genere.

  • Regolamento semplicissimo
  • Dinamiche di gioco che sanno di già visto
  • Tematizzazione divertente ma sfruttata poco (e male)
  • Adatto ad un pubblico poco esigente
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