Nona, il fascino di King in un corto! – Recensione

Nona, il sorprendente corto italiano ispirato a King!

Mentre siamo in attesa dell’arrivo della prima parte di IT e ci stiamo riprendendo dalla delusione de La torre nera, rischiamo di lasciarci scappare una terza produzione che prende vita da una storia scritta da Stephen King: Nona.

L’idea originale è un racconto breve contenuto dello scrittore americano, comparso per la prima volta nel 1978 ma conosciuto maggiormente in seguito per esser stato inserito nella raccolta Scheletri. Recentemente abbiamo visto come un altro racconto di King sia diventato un serial su Netflix (The mist), ma la dimensione giusta di un’opera che voglia rispecchiare lo spirito di una short story quale può essere? Come raccogliere l’essenza senza stiracchiare la trama?

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Massimo Volta deve essersi posto queste domande, arrivando alla soluzione: un corto. Spesso ci dimentichiamo quanto i cortometraggi possano condensare in minore tempo rispetto ad una pellicola ‘ normale’ concetti e storie appassionanti, ma con il suo Nona Volta riesce a presentare al pubblico, appassionato o meno di King, una storia appassionante.

Nota curiosa. Prima di mettersi al lavoro sul suo progetto, Volta ha voluto fare le cose per bene, quindi ha voluto contattare il possessore dei diritti del racconto. Che vuoi che sia, chiedere a Stephen King il permesso per fare un corto! Scambio di email (e mi immagino Volta come fosse emozionato), King accetta di cedere i diritti per una cifra esorbitante (un dollaro!), il progetto decolla, incassando il parere favorevole dello stesso King alla visione del primo trailer! Nona può diventare realtà!

In Nona un giovane viene sedotto da una donna affascinante e misteriosa, Nona appunto, nel dare vita ad una scia di morte che in una notte porta scompiglio sulle strade del Maine. Il racconto è una sorta di confessione, resa dallo stesso pluriomicida all’interno della sua cella.

Volta ha deciso di puntare principalmente al lato emotivo della storia, ispirandosi in modo onesto e discreto alla narrativa di King, dandone una propria visione. Solitamente, il rischio è quello di perdere parte del fascino dell’opera originale, ma in Nona non si percepisce minimamente questo senso di perdita.

Uno dei punti forti di King, a mio avviso, è la sua capacità di creare un’empatia fra storia e lettore, uno stile suo particolare che ne ha fatto la fortuna. Massimo Volta ha saputo asservire le dinamiche del cinema in modo da replicare questa caratteristica. Prendete il suono. Non la colonna sonora (di Henoel Grech, ottima!), proprio il suono degli ambienti. In una delle scene più intense a creare l’angoscia è il sibilo del vento, non invasivo ma persistente, al limite della percezione, quasi un sussurro all’anima che ti mette sul chi vive, esalta in modo quasi istintivo ciò che vediamo sullo schermo.

 

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Nona è un racconto particolare di King, ha una serie di dinamiche che picchiano pesantemente sulla psicologia dei personaggi. Raccontare su carta una simile gamma di emozioni richiede una dialettica che non si può riprodurre in un film, rendendo necessaria quindi un’opera accorta di scelta di inquadrature e, soprattutto, un’accurata immedesimazione degli attori nel proprio ruolo.

Sul primo aspetto, Volta non delude minimamente. Durante il corto ci sono delle interessanti scelte di inquadratura, spesso focalizzate su dettagli che apparentemente minori si rivelano una chiava di lettura emotiva che colpisce in profondità, contribuendo al crescendo emotivo per il momento di massima tensione. La regia di Nona è attenta, minuziosa, gioca molto sul piano degli sguardi dei diversi attori, sicuramente è frutto di un attento studio ma ad un primo impatto sembra quasi istintiva, come ci immagineremmo la scena leggendo il racconto.

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Con la medesima attenzione si cerca di mostrare lo scenario in cui si muovono i protagonisti, che pur non essendo l’America rurale del Maine tanto cara a King (Volta gira nel biellese) si avvicina all’ideale dello scrittore. La sequenza dell’autostop diventa la giusta occasione per trasmettere il senso del viaggio, con inquadrature che mostrano distese di campi, tagliate da un lembo di strada. Ed ecco che ricompare il King narratore, lucido ritrattista di ambienti, che Volta sostituisce ottimamente con il suo occhio.

Quello che spesso manca in trasposizioni, adattamenti o simili è il rispetto allo spirito dell’opera originale, non solo nella sceneggiatura, ma anche nell’occhio del regista. Nona è una piacevole eccezione, nei suoi mezzi non certo da grande produzione riesce a far emergere il sottile filo di inquietudine kinghiana, quella voce in fondo alla coscienza che da sempre accompagna l’opera del Re dell’horror.

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Gli attori, non professionisti, sono comunque in grado di incarnare il contesto emotivo di Nona, dalla violenza alla passione, sino all’ossessione e al tragico epilogo. Se nel racconto la donna infine mostrava la propria natura, l’attrice che le dona il volto (Rebeca Willig) riesce a mantenere per tutto il corto un atteggiamento ambiguo, miscelando carica sensuale e inquietudine, un equilibrio precario giocato su sguardo e malizia nei sorrisi. La vittima di questo turbinio ha le fattezze di Mattia Chicco, che specialmente nella seconda metà riesce a trasmettere la tensione e la crescente disperazione che travolge il protagonista.

Nona nasce come passione, ed è una motivazione che si respira per il tutto corto. La stessa diffusione, principalmente proposta su Facebook, fa della passione dei kinghiani e di chi apprezza la bontà di prodottoti semplici ma efficaci il suo maggior veicolo di distribuzione. Come dice lo stesso Volta, è quella visione che ti va di condividere con gli amici. L’unico ostacolo è l’audio in inglese, non complicato ma comunque non alla portata di tutti, che rischia di spaventare parte dei potenziali spettatori.

Nona rimane un corto che dimostra come la passione per il cinema ed il rispetto del materiale originale, resistendo alle sirene dello sfruttamento commerciale di nomi altisonanti, possa offrire al pubblico un’opera intrigante.