Abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con Tommaso Bonetti, autore del gioco da tavolo Ready To Rock – How Every Concert Should Be

Quando abbiamo avuto il piacere di giocare e recensire Ready to Rock, l’originalissimo gioco di carte che ci fa immergere completamente nell’atmosfera unica di un concerto rock, fin da subito abbiamo “avvertito” quanta passione per questo genere di musica sia stata riversata in una piccola scatolina che, dietro un “normale” contenuto di carte e segnalini, celava un gioco divertente da mettere sul tavolo in occasioni allegre, con la certezza di potersi alzare da quel tavolo con facce sorridenti e un bel pieno di buonumore.

Il merito è tutto da riconoscere a Tommaso Bonetti, rockettaro dei più veraci, capace, al suo primo tentativo, di creare un bel party game con passione, dedizione e tanta fiducia nei propri mezzi al punto di decidere di auto-prodursi il gioco.

Siamo riusciti a raggiungere Tommaso il quale, con la sua carica di simpatia e disponibilità, ha risposto ad alcune nostre domande, regalandoci anche qualche consiglio da seguire durante le partite a Ready to Rock.

Ciao Tommaso e benvenuto su JustNerd

Ciao! Saluto tutti i vostri lettori e vi ringrazio dello spazio che ci date!

Da quanto esiste la tua passione per i giochi da tavolo?

Tutto il contrario, io non sono un appassionato di giochi da tavolo! La mia passione è il rock ‘n roll, i concerti e i festival musicali!

Ma allora, com’è nata in te l’idea di Ready to Rock?

Gli appassionati di giochi sono i miei amici che mi hanno fatto giocare negli anni a centinaia di giochi: Risiko, Bang!, Dominion, Carcassone, Munckin, D&D, Magic, Alta Tensione. Tutti giochi bellissimi ma dei quali io non venivo mai coinvolto nell’obbiettivo… non volevo sparare con armate fucsia, costruire città mediovali senza WiFi o commerciare legno e mattoni con il medio oriente. Queste sono cose che mi mandano proprio in bestia!
Allora, un giorno, (ammetto avevo bevuto abbastanza) ho detto: “Ma non esiste un gioco il cui obbiettivo sia qualcosa che ci piace fare nella nostra vita vera, tipo: non c’è un gioco ambientato a un concerto???”. La risposta è stata : “No”. “Facciamolo!” Lì è partita la folgorazione.

Spiegaci meglio, non ti sei ispirato a nessun titolo in particolare nella sua realizzazione?

Nel senso che ho preso le carte del gioco che stavamo facendo in quel momento (Saboteour), le ho disposte in linea, e ho detto: bene, queste carte sono la folla, questo è il palco da raggiungere e la ‘grotta crollata’ è il pogo da aggirare, qualcuno accenda lo stereo e  vediamo chi arriva sotto per primo!
Tempo 2 giri è subito servito inventare il body surfing per saltare gli ostacoli, al 4 turno ce le stavamo dando di santa ragione sotto al palco e appena finita la partita ne abbiamo fatto subito altre 4 e… stavamo ancora usando le carte di un altro gioco… poi sono andato a casa e ho cominciato a stampare i primi prototipi.

Quali sono le motivazioni che ti hanno indirizzato sulla via dell’autoproduzione e autodistribuzione?

Sicuramente essere per me un outsider del mondo dei giochi (non ero mai stato a nessuna fiera, nemmeno al Lucca Comics) ha fatto sì che all’inizio avessi davvero pochi agganci e cmq le poche case produttrici che avevo contattato non erano state attratte dal tema gioco/realtà.
Ad esempio: In Ready to Rock! sulle carte non ci sono disegni ma vere e proprie fotografie perché quello che succede nel gioco è esattamente la realtà e le fotografie aumentano tantissimo la sensazione di coinvolgimento. Questo però è praticamente un unicum sul mercato italiano e assolutamente non piaceva agli editori… come la carta “flashing tits” e qualche Fuck e Shit scritto qui e là… diciamo mi sono un po’ scontrato con il moralismo, ma Ready to Rock non è mai stato un gioco per bambini… anzi…

Lo rifaresti e soprattutto lo consiglieresti a chi, magari, tra i nostri lettori ha chiuso dentro un cassetto il suo personale gioco da tavolo?

Rifarei tutto perché non solo è stata un’esperienza piena di soddisfazioni (quando poi ho scoperto che gli Slipknot in persona giocano a Ready to Rock ho seriamente pensato di chiudere baracca e burattini perché tanto ero arrivato alla vetta) ma è anche un percorso formativo che io personalmente ho messo nel mio curriculum lavorativo (ho dovuto aprire la partita iva apposta).

Consiglierei lo stesso a tutti quelli che hanno avuto un’idea bella, originale, che funziona e alla quale i propri amici continuino a chiederti di voler giocare. Il feedback è fondamentale in questi casi.

Quanto tempo hai impiegato ad idearlo e a “produrre” la prima versione giocabile? C’è stato qualcuno che ti ha aiutato, se non moralmente, almeno per le cose più “noiose” da fare?

C’è voluto un anno per creare le regole, senza i miei amici coi quali sparavamo cazzate a raffica non sarei andato da nessuna parte, e soprattutto che senza loro hanno testato sempre tutte le nuove carte non avrei avuto un gioco così completo.
Una volta deciso che ‘il mondo deve vederlo, perché ne venderai di sicuro a migliaia’ ci sono voluti altri 6 mesi in cui Dario Quadri (disegnatore di Wolfango il boia di Holymetal.com) ha rifatto la grafica, Aureliè Andre ha curato la traduzione delle regole in inglese, francese e tesesco e nel mentre io contattavo direttamente Cartamundi per andare in stampa. Così per Lucca 2012 eravamo pronti.

Qual è stata la cosa più difficile che hai dovuto affrontare durante la realizzazione di Ready to Rock?

Durante la realizzazione da cosa più difficile è capire il momento in cui non è più possibile continuare a modificare le regole perché bisogna passare alla fase più concreta della produzione. La parte creativa è sempre quella più bella perché libera e spensierata.

Quali sensazioni provi quando vedi la scatola del gioco sulla scrivania e pensi ai tempi in cui tutto era racchiuso nella tua testa?

Sono davvero soddisfatto del risultato, difficilmente avrei potuto fare di meglio… se vuoi una prova del fatto che ne sono orgoglioso davvero ho persino fatto lo zerbino di casa con il mio logo! Ahahahah!

Giocando a Ready to Rock abbiamo notato che la casualità è una componente evidente, una mano poco fortunata può davvero lasciarci al palo invischiati tra la folla senza vedere il palco nemmeno da lontano. Dicci la verità, è una cosa venuta fuori da sé oppure l’hai studiata a tavolino per vendicarti di tutte quelle volte che, durante un concerto, ti è toccato vedere le nuche di migliaia di persone?

Ahahahah, diciamo che le nuche non sono un mio problema perché essendo alto quasi 2 metri riesco a vedere sempre bene ai festival, anche per questo forse mi piacciono così tanto.
Però, veniamo a quello che dici: certo essendo un gioco in cui si pesca una carta a turno, la partita sfigata può sempre capitare, ho però tre consigli da darvi:

  1. Non correte troppo all’inizio, ma tenete delle carte per il gran finale, se no finirete spompati e gli altri vi raggiungeranno.
  2. Quelli dietro possono sfruttare il percorso sui quali stanno quelli davanti, quindi a volte basta poco per recuperarli, non scoraggiatevi.
  3. Almeno all’inizio non scegliete di partire isolati, mettetevi vicino a qualcuno, così potete sfruttare la scia, ricordatevi però di superarlo e lasciarlo indietro nel momento opportuno!

Sappiamo che forse ti stiamo chiedendo la luna, ma proviamo a domandartelo ugualmente: hai dei nuovi progetti in cantiere? Se proprio non puoi dirci cosa bolle in pentola, almeno potresti indicarci una data?

Il prossimo anno sarà una data importante perché non potrò più tenere la partita iva al regime dei minimi, diciamo potreste vedere Ready to Rock con il logo di uno grosso editore che nel frattempo ne ha sposato la filosofia… anche alla luce dei risultati…  vedremo come andrà…

Tommaso ti ringraziamo per la tua cortesia, simpatia e disponibilità, ti facciamo ancora il nostro personale in bocca al lupo per Ready to Rock e speriamo di ritrovarti presto con qualche novità!

Grazie mille ragazzi, ci vediamo presto!

Ah, se ogni tanto vedete una mia scatola volare sul palco del concerto al quale siete… probabilmente sono lì in mezzo che sto facendo una consegna sul posto!

Diavolo di un Tommaso, è riuscito a consegnarlo anche a David Grohl dei Foo Fighters! Yeahaaa!

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