Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi: Johnny Freak

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Dylan Dog e Johnny Freak, una storia che punta dritta al cuore per diventare immortale

Ci sono quelle storie che rappresentano un punto fondamentale di un personaggio, quell’anima che esce dalla pagina e si trasforma in emozione pura, che prende il lettore al cuore e si ferma lì, non lo abbandona più. Nel mio rapporto con Dylan Dog questa storia è stata Johnny Freak. Ricordodi averlo letto per la prima a volta a dodici anni, sotto l’ombrellone e fortunatamente dietro gli occhiali da sole, perché a quell’età si ha una certa ritrosia nell’ammettere che si piange per un fumetto, che poi chissà gli amici che non leggonocomics come ti pigliano in giro.

Ma non si piange solo a dodici anni, lo si fa anche alla soglia dei quaranta. Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi non è un viaggio nel passato, ma la dimostrazione che una storia, anzi, una Storia può rimanere immutata nel tempo, con tutto il suo carico emotivo, che crescendo e maturando può solo che aumentare.

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La copertina di Johnny Freak, terza uscita de Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi

È impossibile non amare questo racconto, perché ogni suo aspetto parla direttamente al cuore del lettore. In Johnny Freak ho sempre visto uno dei Dylan Dog più umani e veri di tutta la serie; il suo buon cuore si alterna ad attimi in cui la sua voglia di punire chi ha ferito una creatura candida come Johnny rischiano di fargli perdere il controllo, di esser così furioso da non riuscire a capire nemmeno Johnny, che lo vede come un amico, se non addirittura come famiglia.

La prima parte è quasi una scoperta di una nuova realtà, percepita attraverso il rapporto non facile che si crea tra Dylan e Johnny. Sclavi riesce a mostrare tutta la buona volontà di Dyd e le difficoltà del relazionarsi con questa povera creatura, ma riesce a regalare un attimo leggero e dolce nel mostrare l’evolversi di un vero e proprio dialogo tra i due, fatto di musica e disegni, aiutato da tavole che sono pura arte emozionale. Andrea Venturi in questo è stato magistrale, ha creato delle istantanee che sono un urlo nel cuore del lettore proprio dove di parole non se ne leggono; la fuga dalle fiamme vissuta con le espressioni del povero Johnny sono incredibili, estreme nella loro intensità. Ma nel tratteggiare Johnny e Dylan assieme si supera, crea un linguaggio visivo unico, riesce a trasmettere tutta una gamma di emozioni che vanno dalla pena all’odio, dall’affetto alla rabbia, mette in disegno l’animo umano come pochi sono riusciti a fare.

Noi lettori siamo già coinvolti a questo punto, ma non sappiamo ancora quanto il soggetto di Marcheselli trasformato in storia da Sclavi ci farà male. Perchè Johnny Freak fa male, sappiatelo.

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Le prime tavole di Johnny Freak, mute ma cariche di emozioni

Più volte parlando di Johnny Freak ho detto che è stata la mia perdita dell’innocenza fumettistica. Per tutto questo albo si viene messi davanti alla durezza ed alla cattiveria di cui può esser capace l’uomo; Dylan vuole proteggere questo piccolo amico ad ogni costo, ma viene anche lui mostrato nelle sue debolezze di uomo. In una della scene più belle di questo albo è talmente irato che utilizza Johnny come un’offesa, e ad essere serio ed umano è l’ultima persona che ti aspetteresti: Groucho. Quel suo monito (Attento capo: stai per dire una cosa di cui ti pentirai) è solo il primo di una serie di momenti in cui emerge un’anima sensibile e sorprendente, ma questo è il potere di Johnny, un essere che ha l’aspetto di un freak ma l’aura di un angelo, capace di tirare fuori il lato migliore di chi riesce a comprendere la sua anima.

Venturi deve credere davvero che gli occhi siano lo specchio dell’anima, visto come li usa in Johnny Freak. Le espressioni dei personaggi sono di una potenza disarmante specie quelle di Johnny e Dyd, che sembrano ad un certo punto vivere in un mondo tutto loro. Si ride anche in Johnny Freak, ma più spesso si sorride, quei sorrisi che nascono di fronte ad una scena di tenerezza, che spesso sono accompagnati da una lacrima. Roberto Recchioni nella sua introduzione sostiene che Sclavi stesso riscrisse il finale tra le lacrime, commosso da tutto questo incredibile pathos; non fatico a crederlo, ma credo che questa commozione abbia dato vita ad uno dei più bei finali non solo di Dylan Dog, ma del fumetto italiano.

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Il primo incontro tra Dylan Dog e Johnny Freak

Si potrebbe dire che il finale sia ingiusto, spietato. Anni fa ho odiato Sclavi per questo finale, lo confesso, lo ho ritenuto un mostro, ma col tempo sono riuscito a vedere come Tiziano abbia trasformato Johnny nel meglio che l’umanità ha da offrire, lo ha reso bellissimo, nel suo ultimo gesto fatto di puro amore. Fate attenzione nel leggere le ultime tavole, perché la carta di un fumetto bagnata diventa fragile, quasi quanto il Dylan che vediamo in queste ultime pagine, distruttto e disperato. Venturi rende quasi cinematografica questa sequenza, con inquadrature su dettagli massacranti, espressioni vive e strazianti.

Se ripenso a Johnny Freak penso a Dylan che piange tra le braccia di Bloch, a quel ‘non aver paura…amico‘ e ad una creatura sfortunata che ha saputo influenzare con il suo sorriso storto e i suoi occhi innocenti personaggi di fantasia e persone reali.

Oggi, mentre rileggevo Johnny Freak, mia moglie è passata dalla scrivania, e mi ha fissato per un secondo, per poi chiedermi come mai stessi piangendo. Le ho detto che piangevo perchè avevo ritrovato un vecchio amico, prima di passarle l’albo, lei che di fumetti non ha mai avuto la passione. Lo sta rileggendo ancora adesso, ma deve aver qualcosa in un occhio… sta piangendo pure lei…

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