Silmarillion: la genesi del mondo di Tolkien

Scrivere sul Silmarillion non è semplice. Sarebbe come scrivere dell’Ulisse di Joyce, della Commedia di Dante, dell’Orlando Furioso o di un qualsiasi altro classico rimasto impresso in modo indelebile nell’immaginario di tutti. Scopriamo insieme questo gioiello della letteratura fantasy!

Il Silmarillion è una summa, è il vero Liber di J.R.R. Tolkien. Egli infatti ci lavorò dal 1917 fino alla vecchiaia, senza finirlo mai del tutto, continuando a rimaneggiarlo, a modificarlo, a cambiare la disposizione dei brani. Quello che noi leggiamo oggi è, quindi, un lavoro incompiuto, sistematizzato secondo le ultime volontà del padre da Christopher Tolkien. Eppure anche così il Silmarillion può essere annoverato tra i grandi classici del Novecento, un’opera ineguagliabile per chiunque ami Tolkien e la letteratura fantasy.

Il Silmarillion è il fantastico racconto della formazione del mondo di Tolkien: dal vero e proprio Nulla in cui vi è soltanto musica, al racconto della distruzione dell’Unico Anello ad opera dei Periannath, dei Mezzuomini. Tolkien aveva dichiarato che era sua volontà creare una mitologia per il mondo inglese,  che fosse autentica, genuina e autoctona e non un insieme di tradizioni nordiche e irlandesi. Nessuno potrà dire che non è riuscito nel suo intento. Il Silmarillion è infatti il racconto della nascita del mondo, degli dei e degli eroi, delle grandi battaglie e degli amori della Terra di Mezzo.

Silmarillion Tolkien

La struttura del Silmarillion

Il Silmarillion è diviso in diversi libri, i primi tre collegati tra di loro, gli altri inseriti nel tomo per volere di Tolkien stesso. Troviamo quindi le seguenti parti: Ainulindalë, Valaquenta, Quenta Silmarillion, Akallabêth e Gli Anelli di Potere e la Terza Età.

Ainulindalë è il racconto della nascita del mondo, o Arda. Vi si racconta come Eru, la divinità primigenia, abbia dato vita agli Ainur, esseri perfetti paragonabili a dei, e di come il Tutto sia nato dalla Grande Musica, creata in armonia e in pace. Fra gli Aiunur, Melkor, il futuro padrone di Sauron, fu l’unico ad allontanarsi dalla Grande Musica, da Eru e dagli altri Ainur e iniziò la sua discesa verso il male e l’oscurità. In questo libro vi è poi la descrizione della nascita del mondo e dei Primogeniti, ossia gli Elfi, esseri perfetti e bellissimi.

Il Valaquenta, il secondo libro, parla in modo più approfondito dei Valar e dei Maiar, divinità minori. Sauron stesso era uno dei Maiar, che fu poi corrotto da Melkor. In questa sezione troviamo la descrizione di come i Valar forgiarono Arda, il Mondo, ciascuno secondo la propria competenza specifica. Proprio come i pantheon delle mitologie europee, anche in Tolkien si ha una divinità della Natura, dei Cieli, dei Mari, delle Stelle e così via. Nel Valaquenta si ha anche la descrizione dei Nemici: Balrog, gli orchi e tutte le altre creature al servizio di Melkor che iniziarono a calcare Arda.

La terza parte è la sezione più corposa del libro: il Quenta Silmarillion. Questo libro racconta gli avvenimenti più importanti della Prima Era, tra cui quello della forgiatura dei Silmaril, da cui il titolo del tomo. I Silmaril sono tre gemme sacre, forgiate da Feänor che, perdute, porteranno gli Elfi ad allontanarsi dai Valar, a combattere e a compiere violenti delitti intestini, continuamente perseguitati da una maledizione ricaduta sui Silmaril. In questo libro vi sono alcune delle storie che più hanno colpito l’immaginario degli appassionati di Tolkien, prime fra tutte la storia di Beren e Lúthien e del loro amore, il racconto di Túrin Turambar, e il viaggio verso Valinor di Eärendil.

Akallabêth è il racconto della caduta di Númenor, leggendaria isola abitata dagli Uomini Númenoreani. Númenor si inabissò per colpa dell’invidia e della cupidigia degli Uomini, i quali avevano creduto a Melkor ed erano stati soggiogati della menzogna e dall’odio. Nel libro si parla anche della fondazione, da parte di Elendil e dei suoi figli, dei regni di Gondor e Arnor.

L’ultima parte, Gli Anelli di Potere e la Terza Età, è quella che la maggior parte di noi conosce meglio per aver letto o visto Il Signore degli Anelli. Si parla della forgiatura degli Anelli del Potere e dell’Unico Anello, della presa di potere di Sauron e della sua sconfitta. Infine si racconta della nascita di una nuova splendete era per gli Uomini e della partenza dalle coste della Terra di Mezzo degli ultimi Elfi.

Tolkien Silmarillion

Una storia epica di speranza

Tra le guerre e gli orrori del Novecento, Tolkien ha proposto la sua visione del mondo. Non la “wasted land”, la terra desolata, la solitudine dell’uomo e la perdita di certezze e valori, temi tipici della letteratura a lui coeva, ma una scrittura epica fatta di coraggio e speranza. Non che la mitologia di Tolkien e le sue avventure siano “storie a lieto fine”: in Tolkien c’è sempre il motivo della decadenza, uno spirito crepuscolare e nostalgico che permea tutti i suoi scritti. Anche se Frodo distrugge l’Unico Anello, nulla è più come prima, il mondo cambia definitivamente e gli Elfi, i Primogeniti che avevano vissuto al cospetto dei Valar, lasciano la Terra di Mezzo. Seppur protagonisti della storia d’amore più conosciuta del mondo di Tolkien, Beren e Lúthien stanno sì insieme, ma la loro vita non sarà mai felice, mai semplice, sempre tormentata. Ma in Tolkien quello che emerge sempre chiaro e profondo è il desiderio del Bene, di vivere in armonia e in pace, la bellezza delle piccole cose e dei sentimenti sinceri. Noi viviamo in un mondo fin troppo cinico, ma i protagonisti delle storie di Tolkien combattono per il Bene, per la salvezza e per rendere il mondo un posto migliore.

Quello che Tolkien vuole trasmettere, anche e soprattutto nel Silmarillion, è che sono le vicende personali dei singoli, imprese di coraggio, di amore, o anche di tradimento, a comporre il mosaico della Grande Storia; sono le nostre azioni che determinano i cambiamenti storici e che possono far mutare gli avvenimenti verso il bene o il male. Tantissimi sono i temi e i rimandi classici del libro che andrebbero affrontati: la mortalità degli Uomini, la caduta di Númenor (il rimando ad Atlantide è evidente), il Male presente già dalle origini del mondo, la guerra civile come fonte della disfatta, l’amore che supera ogni barriera di razza o confine. Un libro-enciclopedia che regala nuovi spunti ed emozioni a ogni lettura.

Un libro da leggere per tutti gli appassionati

Il Silmarillion è la cornice e insieme anche il quadro di tutto l’universo creato da Tolkien. Per questo ogni appassionato dovrebbe leggerlo almeno una volta. Certo, non è un libro semplice da affrontare: la scrittura epica, fatta di tanti nomi e luoghi non facilita i lettori a tenere il filo delle vicende che si intrecciano tra di loro. In aggiunta, il Silmarillion è fatto di racconti spesso contraddittori e che non spiegano tutto, come afferma lo stesso Christopher Tolkien nella Premessa, cosa che può destabilizzare i lettori fantasy, spesso così attenti ai dettagli. Ma si tratta di un volume che si presenta come una raccolta di memorie del grande passato. Larga parte della bellezza del Silmarillion sta in questa sua scrittura epica, nelle sue storie, nella sua complessità e nel voler raccontare le grandi avventure del mondo eroico. Una differenza importante con la scrittura del Signore degli Anelli riguarda le descrizioni. Se nel Signore degli Anelli riusciamo a percepire anche odori e sapori della Contea perché Tolkien ce li descrive con una vividezza e una precisione magistrali, nel Silmarillion gli ambienti, i boschi, i personaggi sembrano essere quasi solo evocati, ma tutti i lettori avranno comunque in testa una chiara rappresentazione di Valinor, del Doriath,, deil’Hithlum, e di tutti i paesaggi e i personaggi presenti nel libro.

Un volume inimitabile, una pietra miliare per tutti gli appassionati del genere.

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