Daredevil, l’uomo senza paura conquista Netflix

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Daredevil, il serial Netflix sul Diavolo Custode

Daredevil, le prime due stagioni su Netflix aprono agli appassionati il mondo dei supereroi urbani di casa Marvel

Negli ultimi tempi i fumetti sono diventati una fonte di ispirazione per cinema e serial, rinverdendo una tendenza che pareva essersi arrestata negli anni ’90. I primi a spingere sul comparto serial sono stati gli eroi DC, con Arrow (cui poi si son uniti Flash, Gotham e Legends of Tomorrow), ma la Marvel non ha perso tempo, sfoderando armi come Agents of S.H.I.E.L.D e Agent Carter. Tuttavia, il primo vero serial di un certo spessore arriva non sui soliti canali, ma su quella meravigliosa piattaforma che è Netflix, ed apre una proficua collaborazione tra Marvel e Netflix: Daredevil.

Considerando che il serial dedicato al Diavolo Custode ha aperto le danze per la creazione di un più profondo universo narrativo a cui sono legati anche i successivi eroi di Marvel/Netflix (Luke Cage, Jessica Jones e Iron Fist) , è meglio considerare questa serie nella sua attuale interezza, ovvero le prime due stagioni finora uscite. Prima di addentrarci nel merito del serial, sarà il caso di fare un ripasso sulla figura di Daredevil.

https://youtu.be/LLH18IGEmAo

Matt Murdock è un avvocato di New York, cieco in seguito ad un incidente nell’adolescenza, che ha il dono di possedere sensi ipersviluppati, che utilizza di notte come vigilante della sua Hell’s Kitchen, quartiere di Manhattan ora noto come Clinton. Quello che caratterizza da sempre il personaggio di Daredevil è la sua vocazione prettamente urbana, una peculiarità che lo porta a scontrarsi con minacce meno cosmiche rispetto agli altri metaumani di casa Marvel, ma che al contempo lo rende uno dei personaggi più umani del panorama fumettistico. Matt Murdock, l’identità quotidiana di Daredevil, si confronta ogni giorno con il crimine come avvocato difensore, conosce le debolezze del sistema legale ma soprattutto si confronta giornalmente con corruzione e malaffare, non combatte Galactus o Ultron, affronta pallottole e coltelli, prima in aula e la sera in strada.

L’intento della serie Marvel/Netflix è quello di prendere un distacco preciso dalla saga cinematografica del MCU, pur rimanendo nello stesso universo narrativo, ma quasi al margine della vicenda degli Avengers. In più di un’occasione viene fatto riferimento alla Battaglia di New York (Avengers, 2012) o battute che sono un’eco della presenza di eroi divenuti comuni per la popolazione newyorkese; Matt Murdock però non incrocia mai queste persone, vive in una dimensione più umana, nel degrado anche, tutto perché cerca di proteggere il proprio quartiere.

Matt Murdock, Karen Paige e Foggy Nelson, il trio di avvocati di Marvel’s Daredevil

Il ruolo di Diavolo Custode è stato lo scoglio principale per questa serie, il rendere al meglio la crescita di Matt come uomo e come vigilante di Hell’s Kitchen; come per ogni supereore, la doppia identità è un problema, il nascondere anche ai propri amici (in particolare al socio Nelson) l’identità notturna.

La prima stagione è la nascita vera e propria di Daredevil, si concentra principalmente sul passaggio da vigilante a eroe, simbolo di una Hell’s Kitchen che nonostante il cambio di nome mantiene la propria anima. Ritroviamo i flashback sul padre Battlin’ Jack, figura essenziale nel mito del Cornetto, i primi passi di Matt come avvocato e la rivalità con uno dei suoi più temuti avversari, Wilson ‘Kingpin’ Fisk, il re del crimine di New York; ma assistiamo anche all’arrivo di Karen Paige nella vita di Matt, la donna che più di ogni altra ha plasmato l’anima di Matt nella sua lunga battaglia contro il crimine.

Vedere questa prima stagione di Daredevil significa trovarsi a godere della migliore trasposizione di un fumetto su schermo, serial o cinecomic che sia. Matthew Cox è stato straordinario come Matt Murdock, impeccabile, e il Fisk di Vincent d’Onofrio è superlativo, ma la vera chicca è la ricostruzione dell’anima oscura e violenta di New York, palcoscenico di una vicenda accattivante ed incredibilmente ben strutturata. Quello che più stupisce è la cura con cui tornano spunti del fumetto di Daredevil, scene di lotta e inquadrature dei momenti più emozionanti che sembrano presi da una tavola di un albo Marvel; i rimandi ad autori iconici del personaggio sono lì, sullo schermo, emozionano chi non ha mai letto una storia di Daredevi, ma al contempo esaltano coloro che cercano i vari richiami. Richiami che nella seconda stagione diventano ancora più imponenti.

In entrambe le stagioni si respira una forte presenza del mito del Cornetto di Frank Miller, uno degli autori che più ha contribuito alla creazione del mito del Diavolo Custode ed alla sua rinascita nei periodi bui. Con la seconda stagione di Daredevil, lo spessore della trama viene ancora più approfondito, si scava ancora più nel profondo dell’anima di Matt, mettendolo di fronte ad una ferita del suo passato, l’amore per l’assassina Elektra Nachios, perno emotivo di Daredevil. Con Elektra ci scostiamo parecchio dal personaggio dei comics, visto che in Daredevil appare come una killer spietata e priva di guida morale, plagiata fin dalla tenera età da Stick per essere uno strumento nella sua guerra. L’entrata in scena di Elektra cambia radicalmente la vita di Matt, la sconvolge in ogni suo aspetto; il processo al nuovo giustiziere di New York, Frank Castle, potrebbe essere la svolta per lo studio Murdock & Nelson, ma il continuo dileguarsi di Matt per aiutare Elektra e Stick compromette non solo la difesa di Castle ma anche il rapporto con Foggy. Nemmeno la relazione appena nata tra Matt e Karen è immune all’influenza negativa di Elektra; l’assassina è decisa a riprendersi Matt, e fa di tutto per avvicinarlo a sé, convincendolo di essere più simile a lei di quanto voglia ammettere. E qui Matt e Daredevil paiono esser in contrasto per la prima volta tra loro, luce ed ombra che lottano. Ma poteva mancare l’elemento di destabilizzazione finale?

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Elektra Nachios, la femma fatale della seconda stagione di Marvel’s Daredevil

Dire Frank Castle significa invocare il Punitore, il giustiziere iperviolento comparso per la prima volta come antagonista di Spider-Man. Castle è diventato giustiziere in seguito allo sterminio della famiglia durante un regolamento di conti fra bande, in cui lui stesso è stato ridotto quasi in fin di vita. Una volta ristabilito, ha deciso di mettere a buon uso il suo addestramento militare, eliminando il crimine in modo drastico e definitivo; la sua brutale violenza lo mette in diretto contrasto con Daredevil che vuole impedirgli di uccidere, complice anche la sua anima cattolica che contempla il perdono, filosofia di vita che si sposa con il concetto di riabilitazione che l’eroe di Hell Kitchen professa nella sua vita da avvocato.

Castle è stato reso magistralmente, complice la recitazione perfetta di Jon Bernthal, che riesce a cancellare i brutti ricordi legati a precendenti incarnazioni del Punisher (da Dolph Lundgren a Thomas Jane). Come per Daredevil, anche Castle si attiene molto all’originale cartaceo, grazie ad una profonda costruzione psicologica, in cerca di una traccia di umanità; durante il processo la sua intenzione di non dichiararsi pazzo sembra un gesto di nobiltà nei confronti dei reduci traumatizzati, ma in realtà Castle non esiste più, esiste solo il Punitore, come si vede bene nei fotogrammi finali della rissa in carcere. Castle oramai è un macchina per uccidere, ha un suo codice morale estremamente complesso e colpisce solo chi a suo avviso lo merita, ma non ha un metro di giudizio, ha una sola condanna: morte. È questo il nodo del contrasto con Matt, che, nonostante sia deciso a fermare il crimine, crede ancora nella giustizia, nella pena commisurata alla colpa; Daredevil e il Punisher sono due facce di una stessa medaglia, hanno una missione comune ma non condividono i mezzi.

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Lo scontro Daredevil – Punisher, dal fumetto al serial

Questa loro divergenza è il vero filo narrativo della stagione, la visione allo specchio della volontà di Matt di lottare in modo onesto e il più vicino possibile alla legge, mentre per Castle il sistema ha già fallito ed è lui l’unico modo possibile di porre fine al crimine; tutta questa tensione narrativa si focalizza nella scena del tetto, in cui Daredevil deve scegliere se uccidere o meno il Punitore per salvare la vita di un criminale, affidandolo alla giustizia per un giusto processo. È un momento intenso, crudo e ispirato, ripropone una situazione presa da Una banda di idioti (storia di Garth Ennis durante la sua gestione del Punitore) e cerca di riproporne lo spirito, riuscendo a dare ai due personaggi una dimensione maggiormente tragica. Matt deve assistere a questa scena impotente, accumula una rabbia tale nel non avere saputo giudicare correttamente un criminale; è solo il primo punto di rottura a cui viene portato l’eroe, che come reazione si lascia andare alla sua punta di massima violenza in una scena d’azione intensa, in cui affronta un’intera banda di bikers in una lunga e adrenalinica scazzottata. Il fulcro di questa battaglia non è tanto l’azione quanto lo stata d’animo di Matt, l’inizio dei suoi dubbi sui suoi metodi, sulle sue intenzioni e la loro attuabilità. E se avesse ragione Castle, se servisse un intervento più deciso e radicale?

La seconda stagione di Daredevil mette in campo alcune delle teamtiche più importanti della vita del Cornetto, utilizzando i personaggi più vicini all’eroe cieco. La presenza del soprannaturale col ritorno di Nobu e la misteriosa setta della Mano ( che sarà sempre più importante nella costrzuone dell’arco narrativo Marvel/Netflix) è il contorno alla story-line di Elektra, un tema interessante e affrontato bene; finalmente viene approfondita questa fantomatica guerra che abbiamo sentito nominare fugacemente durante la prima stagione con la presenza di Stick, il vecchio maestro di Matt. La sensazione è che questa storia non sia chiusa, il che mi fa sperare che rivedremo anche in futuro Stick, personaggio curioso ed interessante, ottimamente interpretato da Scott GlennNonostante una maggiore intensità psicologica dei personaggi, la seconda stagione ha qualche piccolo calo di ritmo, assente nella precedente serie, con il massacro degli irlandesi che viene costruito in modo dubbio e alquanto ridicolo.

Se Bernthal dona magnificamente vita a Castle e Cox rende il suo Daredevil ancora più emozionante, Elodie Yung non riesce ad essere incisiva come Elektra, troppo tesa nello sforzo di renderla psicopatica e fuori controllo, complice anche l’essersi discostati troppo dal personaggio, tanto che quando finalmente Elektra usa i sai nei combattimenti finali si è finalmente percepito lo spirito del personaggio creato da Miller.

Daredevil con queste due stagioni getta le basi di una macro trama che passa da Jessica Jones, Luke Cage ed Iron Fist, con meta finale Defenders, il team up tra gli urban heroes Marvel previsto per questa estate. Al momento, Daredevil è il miglior prodotto nato dal filone dei cinecomic e serial ispirati a fumetti, curiosamente proprio perché cerca di avere una quanto più possibile stretta attinenza alla versione cartacea del personaggio. Non ci resta che attendere di vederlo in azione con The Defenders ed attendere il successivo arrivo della terza stagione!

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