Dragonero, l’avventura fantasy secondo Bonelli

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Dragonero, il fantasy secondo Bonelli

Dragonero, il fumetto fantasy della Bonelli che riesce a conciliare tradizione e novità

Uno dei prodotti degli attuali prodotti di punta della Sergio Bonelli Editore è una serie che si avventura in un contesto nuovo per la casa editrice milanese, un universo in precedenza solo sfiorato marginalmente da altre testate Bonelli: il fantasy.

Nel nostro Paese, il fantasy non ha sempre goduto di una buona considerazione, anche all’interno del mondo delle nuvole parlanti; sono poche le opere di un certo spessore emerse all’interno di questo genere (le migliori per me restano Arcana Mater e 2700), ma fin dalla sua prima comparsa Dragonero ha saputo mostrare un qualcosa, potremo definirlo una magia, tale da presentarsi come un fumetto a lungo atteso.

Inizialmente avevo pensato di scrivere perché dovreste affezionarvi a Dragonero, spiegarvi l’Erondar e le sue promesse, ma sarebbe sbagliato, non è il modo giusto di parlare di Ian e dei suoi amici. Dragonero non si può spiegare, ma lo si deve raccontare per come lo si vive, non si tratta di sfogliare un albo una volta al mese, ma è più come essere parte di un mondo in costante evoluzione, come se prendendo il nuovo numero in edicola iniziassimo una nuova sessione di un gioco di ruolo, un’avventura di cui Stefano Vietti e Luca Enoch sono i master, con una storia già in mente e con una promessa rivolta a noi che stiamo per lanciare i dadi: vi faremo sognare.

dragonero giuseppe matteoni
Una tavola di Giuseppe Matteoni per Dragonero

Dragonero per me è esattamente questo. Quando mi trovai a leggere, quasi per caso, il Romanzo a Fumetti da cui tutto ebbe inizio (si parla del 2007) l’Erondar mi parve subito il mondo fantasy perfetto, con tutti i dettami che ci si aspetterebbe, ma con anche una propria identità, un’anima se volete, che lo distingueva da ogni altra lettura precedente. L’arrivo nel 2013 della serie regolare non ha fatto altro che amplificare questa sensazione, visto che il duo Vietti-Enoch ha saputo costruire non solo l’Erondar, ma anche l’aspetto più complicato: i suoi abitanti. Ian e i suoi compagni si incontrano (e a volte scontrano) con personaggi e nemici che hanno sempre una loro concretezza, anche se presente per poche tavole ogni comparsa è ben caratterizzata, resa reale e palpabile; all’interno della macro-trama di Dragonero alcune figure tornano spesso, ma la loro presenza viene sempre impreziosita da una nuova rivelazione, da un dettaglio finora celato che li rende iconici per il lettore. È il contesto sociale il valore aggiunto di Dragonero, la costruzione di una realtà dinamica, fatta di intrighi e giochi di palazzo, che coinvolge i nostri eroi in una battaglia che spesso non può essere vinta con le armi, ma con arguzia e diplomazia, ma anche con l’accettazione che certi poteri non possono essere affrontati a muso duro e che a volta la sconfitta è inevitabile.

Negli ultimi mesi ogni storia è legata all’altra non dalla trama principale, ma dal crescendo emotivo che ci sta accompagnando alla tanto attesa Saga delle Regine Nere. Sono i dettagli, le mezze verità, i sussurri dei personaggi a ricordare al lettore come tutto sia collegato, a spingerlo a leggere cercando il nuovo indizio di una storia a lungo attesa, che si sta lentamente preparando ad esplodere; tenere sulle spine i lettori non è facile, eppure Dragonero riesce in questa alchimia, ha la forza di rivelare il giusto, di spiegare lo stretto indispensabile per aiutarci a comprendere ma al contempo tenendo alta la nostra curiosità.

dragonero luca malisan
Dragonero visto da Luca Malisan

Ma Dragonero riesce a catturare il lettore anche per una stupenda gestione dei disegni. Rendere un mondo fantasy così dettagliato e vitale anche sulla pagina non è un’impresa facile, bisogna trasmette al lettore l’epicità, l’adrenalina del momento e farlo sentire parte di questo mondo, come se stesse calcando le strade di Solian o volasse con le viverne nei cieli di Roccabruna. Se Giuseppe Matteoni ci ha mostrato per primo l’Erondar (e ci accoglie ogni mese con le sue copertine), alle matite degli albi si sono dati il cambio dei talenti che hanno saputo cogliere l’essenza di Dragonero, rapendo il lettore e portandolo dentro l’albo. Credo che Dragonero sia uno dei titoli Bonelli che , al momento, stanno traghettando la casa editrice milanese verso una nuova identità stilistica, contribuendo al pensionamento della classica ‘gabbia bonelliana‘ in favore di un’impaginazione che sembra abolire i confini di tavole e vignette, lasciando al disegnatore lo spazio e la visione delle scene in modo totale. Negli albi abbiamo delle splash page impressionanti (l’ultimo numero, Le ali dell’Erondar, ne è una chiare dimostrazione), cura maniacale dei dettagli e ricerca del massimo realismo e coinvolgimento emotivo.

Dragonero è tutto questo. Le promesse di Vietti ed Enoch finora sono state sempre mantenute, Ian e Gmor sono stati i perfetti eroi di un mondo in costante evoluzione che ci ha presentato personaggi unici, ci mostra creature leggendarie e ci sorprende con ambientazioni incredibili, ma che potrebbe essere definito con una semplice parola che raccoglie in sé tutte le anime di Dragonero: Avventura.

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